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martedì 10 maggio 2016

Unione Europea e radici cristiane



Si trasmette un articolo di Raffaello Morelli che replica a chi sostiene tesi contrarie alla separazione Stato religioni.

L'articolo del Prof. Emanuele Rossi "Il Papa, l'UE e le radici cristiane"  è un esempio di scuola del come spingere la commistione Stato religioni. L'autore prende spunto dal discorso di Francesco  quando gli è stato consegnato il premio Carlo Magno, per sostenere che la società europea deve avere interesse ai valori delle radici cristiane dei sogni religiosi di Francesco per realizzarli negli ordinamenti civili.

Però, la tesi della commistione Stato religioni è contraddetta da tempo dall'esperienza storica. Che prova come la commistione – vale a dire non separare Stato religioni e affidarsi all'autorità della fede anche nel civile  – porti a risultati negativi nella convivenza, rallentando moltissimo il suo migliorare, se non impedendolo. Il criterio propulsivo della convivenze è affidarsi alla libertà del cittadino, all'esercizio del suo senso critico, al suo confliggere democratico.

Il prof. Rossi richiama il Papa che  chiede all'Europa la capacità di integrare, di dialogare e di generare, (cioè cose attinenti i dettami della comunità cattolica) ma non chiede di svolgere la funzione primaria e più innovativa dell'UE (cioè la capacità di costruire attraverso le regole e le iniziative politiche le condizioni favorevoli per la convivenza tra cittadini diversi e i loro variegati apporti individuali).

Il Prof. Rossi auspica che l'Europa condivida i sogni religiosi del Papa. Così trascura che la politica non deve mai essere sogno, bensì concreta proposta operativa (valutabile) per affrontare il problema di come convivere al momento e in prospettiva. Perché i sogni rinviano sempre i problemi ad un futuro indefinito e nel frattempo privilegiano un'autorità che con quella scusa soffoca la libertà del cittadino. Per questi motivi l'Europa ha rifiutato di inserire nella propria Carta il principio delle radici cristiane, voluto dai fautori della commistione Stato religioni (ricordate le richieste dell'Italia di Fini, Giuliano Amato e Berlusconi?).  E' la fermezza dell'Europa sul volere  il separatismo Stato religioni, cioè la neutralità istituzionale, che, in occasione del premio, ha indotto Papa Francesco a non chiederla più.

Coltivare i sogni al di fuori della sfera religiosa, significa rifiutare la storia della libera convivenza nel suo manifestarsi più significativo. Che è irrobustire conoscenza e cambiamento, quali precondizione del mantenersi vitali, aperti al futuro e capaci di affrontare le sfide dei bisogni quotidiani a cominciare dai mezzi per curarsi e  lavorare. Il nucleo valoriale da rispettare sempre ed ovunque non è quello dei sogni religiosi. E' riconoscere gli apporti dei diversi cittadini individui  quale motore permanente della conoscenza e del cambiamento, e la sola possibilità di sviluppare il futuro di una convivenza. 




mercoledì 27 aprile 2016

Almeno parole coraggiose









COMUNICATO


"Il Consigliere Ruggeri, seppur sollecitato da una sua vicenda personale, ha avuto il coraggio di denunciare nell'aula consiliare l'inopportuna ingerenza del Prefetto, che  ha ritenuto di dover sollecitare per scritto al Presidente del Consiglio Comunale l'esame delle condizioni di eleggibilità di quattro consiglieri messe in dubbio da una lettere anonima. In una democrazia libera, soggetta solo alle leggi e certo non ai privilegi di partito o agli ammicchi di funzionari pubblici nell'ombra, le denunce anonime si cestinano, perché la democrazia è trasparenza civile e non intrigante delazione. Nella fattispecie con la specifica aggravante che, effettuato l'esame forzato, sono emersi tre casi sanabili  facilmente (uno meno) tutti ascrivibili alla scarsa professionalità e oscurità procedurale dell'apparato, e comunque rientranti, qualora sussistenti, nelle competenze del Consiglio Comunale per legge titolare delle eventuali decadenze. 

Pare uno scherzo della cronaca che proprio colui che era candidato Sindaco del PD si sia trovato a dover difendere l'onore del Consiglio Comunale dall'ingerenza prefettizia e dal clima ammorbato di una lotta politica che anche le minoranze consiliari non riescono a far emergere dalla palude degli anatemi conformisti di un potere ossessionato dal non esserci più.

Raffaello Morelli, Liberali"


mercoledì 6 aprile 2016

Il caso di Piombino : indagini penali e sanitarie


Il clamore mediatico sulla vicenda dei 13 pazienti morti in 18 mesi all'Ospedale di Piombino per accertate cause non naturali, ha connotati quasi esclusivamente  gialli: il killer accusato è o no il vero killer? Sta invece pressoché nel dimenticatoio il vero tema forte e preoccupante, e cioè il significato della stessa vicenda riguardo a come è organizzato il nostro convivere.

Perché la tragedia all'Ospedale di Piombino non è stata un'azione improvvisa e  imprevedibile di persone dedite a colpire  quelli da loro disprezzati. Fin dalla morte della prima vittima, il laboratorio dell'Ospedale ha scritto che nel cadavere i parametri della coagulazione erano sballati. Quindi sussisteva una grave anomalia, confermata subito dal primario del reparto. Fino a qui un caso medico da chiarire. Però un quadro identico si è ripetuto settimane dopo (e per altri 18 mesi) senza che, a parte le indagini penali, venisse mai affrontato l'irrefutabile nodo di natura sanitaria. Vale a dire che all'Ospedale di Piombino – non a quelli di Campiglia, di Cecina, di Follonica, di Massa Marittima, di Livorno, di Grosseto – si verificavano in un certo reparto decessi di pazienti non terminali in cui i cadaveri presentavano le medesime caratteristiche sballate di coagulazione.  

 Sta qui il nodo preoccupante per il nostro convivere. Di fronte ad un evidente e circoscritto problema sanitario, ci si è affidati alle indagini penali per individuare i colpevoli senza preoccuparsi nel frattempo di intervenire in modo netto sulla struttura fisica ed organizzativa del luogo di cura  ove si concentravano i decessi. Perché l'abito mentale italiano confezionato sul mito della verità e non sulla pratica di stare ai fatti, ha portato per privilegi professionali, sindacali, burocratici, in attesa delle indagini della magistratura, ad escludere ogni responsabilità degli addetti (insospettabili a prescindere) e quindi a non far nulla nel reparto.  Con questo criterio, che confonde la ricerca della verità e della responsabilità penale (magari ottenendo risultati dopo anni) con i ritmi effettivi della vita reale e i suoi potenziali pericoli (talvolta incombenti, come nel caso), si è permesso che  da una vittima si  giungesse a 13 (quelle note).

Le povere vittime di Piombino fanno suonare un campanello di allarme sul nostro convivere. Nella convivenza il rispetto delle regole è essenziale, a patto di coglierne davvero la natura.  Le regole riguardano il modo di confrontarsi tra cittadini a proposito degli effettivi problemi del vivere e non devono trasformarsi in una sovrastruttura rigida per  dare il ritmo alle cose del mondo anche a costo di staccarsi dalla realtà dei fatti e di far chiudere gli occhi su insorgenze endemiche della sanità.




martedì 5 aprile 2016

Solidali con il Sindaco Nogarin

Appreso dell'atto vandalico ‎ contro l'auto del Sindaco non possiamo,come accadde anche nei confronti del suo predecessore minacciato da anonimi,non essere solidali con Filippo Nogarin e famiglia.
Ci auguriamo che vengano esclusi , esperite le indagini, moventi di astio politico che non sarebbero comunque accettabili,anche nel quadro di dure e legittime contrapposizioni politiche.
Liberali Livorno

venerdì 18 marzo 2016

Lettera al Presidente del Consiglio Comunale di Livorno : l'importanza delle regole nella democrazia.




Caro Presidente,

alla notizia che il Ministero ha sancito la piena validità della terza votazione con cui due mesi fa il Consiglio Comunale aveva eletto il successore della Cepparello, Lei ha detto "sono sollevato che il parere sia arrivato dopo l'elezione perché così è stata la politica a decidere e non il ministero". Desideriamo segnalarLe che con questo commento Lei ha ottenuto l'effetto contrario, e cioè  discreditare la funzione politica.

Infatti Lei ricorderà che due mesi fa i Liberali  sostennero, anche sulla stampa, che, ,avendo ottenuto 16 voti ,  il Consigliere Esposito  era stato regolarmente eletto alla terza  votazione Presidente del Consiglio Comunale, in applicazione dello Statuto del Comune. Siccome il Presidente uscente Cepparello insieme alla Conferenza dei capigruppo, nonostante il parere del Segretario Generale, sostenevano invece che occorreva un'altra votazione, lo stesso consigliere interpellò formalmente il prefetto incontrandolo insieme al Presidente uscente. E il Prefetto se ne lavò le mani, lasciando fare alla Cepparello una quarta votazione ed inoltrando  al Ministero un quesito in materia.

Il Suo commento odierno, Signor Presidente, vorrebbe far credere che la politica abbia deciso. In realtà, finge di non accorgersi che l'eletto è sì lo stesso – alla terza e alla quarta votazione due settimane dopo – ma che la procedura seguita è del tutto diversa: in base allo Statuto nella terza votazione e contro lo Statuto nella quarta. Siccome quale Presidente del Consiglio  Lei ha il compito di far rispettare le regole procedurali, il suo commento significa che per Lei il rispetto delle procedure è una variabile senza importanza, come per chi l'ha preceduto. Pare apprezzate  solo le decisioni della forza numerica e non delle regole. A punto che, pur avendo interesse di persona, ha preferito soprassedere sul risultato della terza votazione, per accettare la violazione dello Statuto e affidarsi ad una prova di forza assembleare. Meglio essere eletto irregolarmente che regolarmente.

Desideriamo sottolineare che, con una simile mentalità, si accresce il discredito per una politica che non perde occasione per violare le norme della convivenza. Il che ci lascia preoccupati come cittadini.

Con i migliori saluti

LiberaliLivorno



martedì 15 marzo 2016

BALZELLO CONTRASSEGNI E DICHIARAZIONE ASSESSORE LEMMETTI

In genere l'assessore Lemmetti indica la rotta dell'Amministrazione, dunque dovrebbe essere attendibile. In questa ipotesi, la sua frase in Commissione, "la giunta ha in programma di finanziare le linee del bus gratuito attraverso l'emissione dei nuovi tagliandi ZTL" , rivela l'insano intento della Giunta di violare gli uguali diritti dei livornesi. Perché questo significa far finanziare solo ad alcuni – i residenti nelle zone a traffico limitato  e i paganti in deroga– la futura gratuità di un servizio pubblico erogato a tutti i residenti.

Un simile intento è una scelta assai preoccupante, dato che l'autonomia amministrativa del Comune va salvaguardata  all'interno  dei principi costituzionali. Quindi, i servizi pubblici che l'Amministrazione vuole erogare devono essere finanziati con l'imposizione generale e non fatti gravare solo su alcuni. Se la Giunta sceglie la strada dei trasporti gratuiti su gomma ha tutto il diritto di sceglierla (al di là della sua opportunità ), però ha l'obbligo di finanziarla con le entrate derivanti dalle tasche di tutti. Lo stesso va fatto se la Giunta vuole spingere  professionisti, imprenditori, lavoratori e commercianti  ad utilizzare meno i quartieri a traffico limitato. Le risorse necessarie non vanno chieste solo ad alcuni, per di più tartassando i cittadini colpevoli solo di risiedere in quelle zone.

Simili evidenti strafalcioni rendono chiaro che la Giunta si sta affannando a giustificare lo stravagante  gonfiaggio dei contrassegni cui è stata indotta per fare cassa da una burocrazia semplificatrice. Invece, Nogarin ed assessori , farebbero meglio a riformulare il provvedimento sui contrassegni ZTL.

Liberali Livorno


venerdì 11 marzo 2016

Balzello contrassegni,all'insegna della ragioneria.

I forti aumenti annunciati dal Sindaco per i contrassegni auto nelle zone a traffico limitato sono, nonostante lui affermi il contrario, il classico provvedimento burocratico per far cassa, non badando né a questioni di cittadinanza né all' equità nell' imporre. Se infatti la decisione fosse rientrata in un programma amministrativo del M5S, sarebbe stata di ammontare ragionevole e formulata in modo coerente seppur discutibile, del tipo  aumento generale delle imposte in città oppure imposte equilibrate riferite all'entrare dei non residenti nelle zone a traffico limitato.

Invece, tentando di nascondersi dietro la foglia di fico che ci si comporterebbe così in altre città (cioè come se non esistesse l'autonomia municipale e ogni realtà fosse uguale), si sono decisi aumenti da tre a sette volte, senza fare significativa distinzione per i residenti. In questa maniera si conta di toccare un gettito intorno al milione  e mezzo di euro solo nel primo anno quando le aliquote saranno la metà. Un simile comportamento da l'impressione che gli estensori del provvedimento ritengano una sorta di peccato da sanare con una indulgenza pecuniaria il risiedere in zone regolamentate o esercitarvi attività imprenditoriali, lavorative e professionali. Del tutto disdicevole è poi il privilegio confessionale dato a tutte le autorità religiose di poter fruire di riduzioni tra il 40 % e il  60 %. Nel complesso, i contrassegni non più gratuiti e con importi gonfiati sollevano anche dubbi di legittimità per quanto attiene ai residenti, che vengono inibiti nell'uso dei loro beni attuando un'imposizione pecuniaria che li discrimina rispetto al altri cittadini residenti in altre zone, così violando criteri di equanimità civica.

Ai liberali pare opportuno che tale provvedimento venga rivisto al ribasso, almeno per le attività lavorative e per la prima auto dei residenti, per i quali non esiste possibilità di sottrarsi. Ed infine, si deve anche rilevare l'inopportunità giuridico amministrativa che si chiedano i conguagli anche per i contrassegni consegnati 2016 prima dell'arrivo di questa nuova normativa.

Nel complesso, è evidente che questo episodio del rincaro dei contrassegni sia una conferma che Il Sindaco e la Giunta non sono in grado nell'amministrazione quotidiana di controllare  i comportamenti delle strutture, che fanno il bello e cattivo tempo giungendo anche, come hanno fatto quattro alti dirigenti, ad attaccare il Sindaco sui giornali per non essersi adeguato alle loro indicazioni. 

Liberali Livorno