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venerdì 29 luglio 2016

Al Sindaco Nogarin la solidarieta' dei Liberali livornesi

‎La speranza e' ovviamente quella che si tratti di un gesto sconsiderato ma, comunque sia, e' inaccettabile l'uso della tentata intimidazione nel dibattito politico.
Non vi possono essere quindi tentennamenti, pur nella diversita' delle opinioni su tanti argomenti,nel porgere al Sindaco la nostra solidarieta' a fronte della minacciosa lettera anonima pervenutagli.
Liberali Livorno

mercoledì 27 luglio 2016

Sui contrassegni, nonostante i tanti discorsi,il Comune passa meramente alla cassa....

Molti discorsi, ipotesi, incontri, valutazioni,ipotesi di slittamento, un certo silenzio e  poi eccoci all'epilogo più scontato e tipico,magari anche confidando nel rilassamento della calura estiva : la gabella da pagarsi sui contrassegni in deroga entro fine mese.
Che si trattasse di una pura e semplice manovra di cassa, con tanti saluti alla nuova politica che il M5S urla di voler interpretare, era chiaro sin dall'inizio.
Provvedimento peraltro raffazzonato, con quella ridicola previsione di esporre la ricevuta della gabella accanto al contrassegno, ben al sole.....
Provvedimento che suscita una domanda :
- è lecito, in itinere, chiedere pagamenti aggiuntivi a chi,a suo tempo, ha ottemperato a quanto richiesto confidando ( confidare, ovvero avere piena fiducia....) nel fatto che la controparte rispetti quanto pattuito sino a scadenza? Cui auguriamo che chi di dovere vagli,da un punto di vista legale, la questione;
Sicuramente un modo di fare che qualcuno potrebbe definire da "vecchia politica" e che marca ulteriormente la sfiducia del cittadino nei confronti dell'ente locale che cambia le regole,a suo favore, a gioco iniziato.
Se questo è il nuovo che avanza......
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Federazione dei Liberali - Livorno
www.liberalivorno.blogspot.com

domenica 17 luglio 2016

IL LIBERALISMO E LE CRISI DEL CAMBIARE , di Raffaello Morelli



L'articolo dell'economista della sinistra cattolica Grassini  "Il liberalismo scaricato dai liberali",  è l'ennesimo grido di dolore di chi non riesce a capacitarsi dell'inesistenza di terapie fisse per affrontare le cose del mondo. L'occasione è constatare che molti chiedono interventi per ridurre le diseguaglianze nelle retribuzioni: dal giornale di matrice liberale The Economist (non si è fatto abbastanza per aiutare quelli restati indietro con la globalizzazione), ai programmi esposti sia dalla progressista Clinton che dalla conservatrice May (ambedue critiche del capitalismo finanziario).

Grassini dubita molto che ridurre la forbice tra le retribuzioni tra i massimi dirigenti e i dipendenti al 10-15% di quella attuale, possa ridurre i rischi dei meno abbienti. E ciò perché restano comunque aperte questioni  operative di rilievo ed in particolare le due principali, i valori e la solidarietà, che, secondo il professore, ci sarebbero tra la gente ma non tra i dirigenti, che si dilaniano con gli avversari. Così Grassini conclude "non è vero quel che diceva il padre intellettuale del liberalismo Adamo Smith, che la ricerca dell'interesse personale porta al bene collettivo".

Il nodo sta qui. Tre secoli dopo Adam Smith, l'esperienza ha confermato in pieno la sua indicazione e mostrato che adottandola l'umanità ha compiuto passi avanti notevoli. Insomma,  a portare il bene collettivo  non è il potere (che all'epoca di Smith era l'unico sistema di convivere) bensì la ricerca dell'interesse personale di ciascun convivente. Attenzione, assumere tale criterio equivale ad abbandonare ogni aspirazione a modelli sganciati dai fatti e definitivi ed inoltre a dedicare molte energie ad escogitare le regole  di vario genere più funzionali a consentire che quegli interessi (dato che gli individui sono diversi e moltissimi) possano al meglio esprimersi, relazionarsi ed anche essere soggetti alle valutazioni  altrui circa i loro effetti.

Dunque, i non liberali non devono preoccuparsi che i liberali scarichino il liberalismo. Preoccuparsi sarebbe giustificato se non valesse il principio di Adam Smith e anche i liberali ricercassero  un modello sicuro e definitivo. Ma i liberali sono ben consapevoli che un modello di questo tipo non può esistere e che gli interessi individuali sono connaturati con la crisi dell'incessante cambiare al passar del tempo. Per i liberali, ogni struttura – istituzionale, economico finanziaria, sociale, formativa dei singoli cittadini – è soggetta ad evolvere. Il problema civile è accompagnare questo evolvere in modo che restino sempre rispettate le condizioni libere di relazionarsi e di effettuare le scelte con un voto a testa valutando i risultati. In ciò sta il valore del conflitto democratico e il senso della solidarietà.

Non a caso il non liberale prof. Guazzini, nella chiusura, ventila che il problema è degli altri. "In tanti hanno cercato, senza riuscirci, vie alternative (ad Adamo Smith, ndr). Molti, vedi Marx, hanno prodotto solo disastri. Speriamo che questa volta vada meglio". Appunto. Non può andare meglio se non si accetta il criterio del metodo liberale della convivenza governata dalle iniziative e dalle scelte individuali.




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martedì 10 maggio 2016

Unione Europea e radici cristiane



Si trasmette un articolo di Raffaello Morelli che replica a chi sostiene tesi contrarie alla separazione Stato religioni.

L'articolo del Prof. Emanuele Rossi "Il Papa, l'UE e le radici cristiane"  è un esempio di scuola del come spingere la commistione Stato religioni. L'autore prende spunto dal discorso di Francesco  quando gli è stato consegnato il premio Carlo Magno, per sostenere che la società europea deve avere interesse ai valori delle radici cristiane dei sogni religiosi di Francesco per realizzarli negli ordinamenti civili.

Però, la tesi della commistione Stato religioni è contraddetta da tempo dall'esperienza storica. Che prova come la commistione – vale a dire non separare Stato religioni e affidarsi all'autorità della fede anche nel civile  – porti a risultati negativi nella convivenza, rallentando moltissimo il suo migliorare, se non impedendolo. Il criterio propulsivo della convivenze è affidarsi alla libertà del cittadino, all'esercizio del suo senso critico, al suo confliggere democratico.

Il prof. Rossi richiama il Papa che  chiede all'Europa la capacità di integrare, di dialogare e di generare, (cioè cose attinenti i dettami della comunità cattolica) ma non chiede di svolgere la funzione primaria e più innovativa dell'UE (cioè la capacità di costruire attraverso le regole e le iniziative politiche le condizioni favorevoli per la convivenza tra cittadini diversi e i loro variegati apporti individuali).

Il Prof. Rossi auspica che l'Europa condivida i sogni religiosi del Papa. Così trascura che la politica non deve mai essere sogno, bensì concreta proposta operativa (valutabile) per affrontare il problema di come convivere al momento e in prospettiva. Perché i sogni rinviano sempre i problemi ad un futuro indefinito e nel frattempo privilegiano un'autorità che con quella scusa soffoca la libertà del cittadino. Per questi motivi l'Europa ha rifiutato di inserire nella propria Carta il principio delle radici cristiane, voluto dai fautori della commistione Stato religioni (ricordate le richieste dell'Italia di Fini, Giuliano Amato e Berlusconi?).  E' la fermezza dell'Europa sul volere  il separatismo Stato religioni, cioè la neutralità istituzionale, che, in occasione del premio, ha indotto Papa Francesco a non chiederla più.

Coltivare i sogni al di fuori della sfera religiosa, significa rifiutare la storia della libera convivenza nel suo manifestarsi più significativo. Che è irrobustire conoscenza e cambiamento, quali precondizione del mantenersi vitali, aperti al futuro e capaci di affrontare le sfide dei bisogni quotidiani a cominciare dai mezzi per curarsi e  lavorare. Il nucleo valoriale da rispettare sempre ed ovunque non è quello dei sogni religiosi. E' riconoscere gli apporti dei diversi cittadini individui  quale motore permanente della conoscenza e del cambiamento, e la sola possibilità di sviluppare il futuro di una convivenza. 




mercoledì 27 aprile 2016

Almeno parole coraggiose









COMUNICATO


"Il Consigliere Ruggeri, seppur sollecitato da una sua vicenda personale, ha avuto il coraggio di denunciare nell'aula consiliare l'inopportuna ingerenza del Prefetto, che  ha ritenuto di dover sollecitare per scritto al Presidente del Consiglio Comunale l'esame delle condizioni di eleggibilità di quattro consiglieri messe in dubbio da una lettere anonima. In una democrazia libera, soggetta solo alle leggi e certo non ai privilegi di partito o agli ammicchi di funzionari pubblici nell'ombra, le denunce anonime si cestinano, perché la democrazia è trasparenza civile e non intrigante delazione. Nella fattispecie con la specifica aggravante che, effettuato l'esame forzato, sono emersi tre casi sanabili  facilmente (uno meno) tutti ascrivibili alla scarsa professionalità e oscurità procedurale dell'apparato, e comunque rientranti, qualora sussistenti, nelle competenze del Consiglio Comunale per legge titolare delle eventuali decadenze. 

Pare uno scherzo della cronaca che proprio colui che era candidato Sindaco del PD si sia trovato a dover difendere l'onore del Consiglio Comunale dall'ingerenza prefettizia e dal clima ammorbato di una lotta politica che anche le minoranze consiliari non riescono a far emergere dalla palude degli anatemi conformisti di un potere ossessionato dal non esserci più.

Raffaello Morelli, Liberali"


mercoledì 6 aprile 2016

Il caso di Piombino : indagini penali e sanitarie


Il clamore mediatico sulla vicenda dei 13 pazienti morti in 18 mesi all'Ospedale di Piombino per accertate cause non naturali, ha connotati quasi esclusivamente  gialli: il killer accusato è o no il vero killer? Sta invece pressoché nel dimenticatoio il vero tema forte e preoccupante, e cioè il significato della stessa vicenda riguardo a come è organizzato il nostro convivere.

Perché la tragedia all'Ospedale di Piombino non è stata un'azione improvvisa e  imprevedibile di persone dedite a colpire  quelli da loro disprezzati. Fin dalla morte della prima vittima, il laboratorio dell'Ospedale ha scritto che nel cadavere i parametri della coagulazione erano sballati. Quindi sussisteva una grave anomalia, confermata subito dal primario del reparto. Fino a qui un caso medico da chiarire. Però un quadro identico si è ripetuto settimane dopo (e per altri 18 mesi) senza che, a parte le indagini penali, venisse mai affrontato l'irrefutabile nodo di natura sanitaria. Vale a dire che all'Ospedale di Piombino – non a quelli di Campiglia, di Cecina, di Follonica, di Massa Marittima, di Livorno, di Grosseto – si verificavano in un certo reparto decessi di pazienti non terminali in cui i cadaveri presentavano le medesime caratteristiche sballate di coagulazione.  

 Sta qui il nodo preoccupante per il nostro convivere. Di fronte ad un evidente e circoscritto problema sanitario, ci si è affidati alle indagini penali per individuare i colpevoli senza preoccuparsi nel frattempo di intervenire in modo netto sulla struttura fisica ed organizzativa del luogo di cura  ove si concentravano i decessi. Perché l'abito mentale italiano confezionato sul mito della verità e non sulla pratica di stare ai fatti, ha portato per privilegi professionali, sindacali, burocratici, in attesa delle indagini della magistratura, ad escludere ogni responsabilità degli addetti (insospettabili a prescindere) e quindi a non far nulla nel reparto.  Con questo criterio, che confonde la ricerca della verità e della responsabilità penale (magari ottenendo risultati dopo anni) con i ritmi effettivi della vita reale e i suoi potenziali pericoli (talvolta incombenti, come nel caso), si è permesso che  da una vittima si  giungesse a 13 (quelle note).

Le povere vittime di Piombino fanno suonare un campanello di allarme sul nostro convivere. Nella convivenza il rispetto delle regole è essenziale, a patto di coglierne davvero la natura.  Le regole riguardano il modo di confrontarsi tra cittadini a proposito degli effettivi problemi del vivere e non devono trasformarsi in una sovrastruttura rigida per  dare il ritmo alle cose del mondo anche a costo di staccarsi dalla realtà dei fatti e di far chiudere gli occhi su insorgenze endemiche della sanità.




martedì 5 aprile 2016

Solidali con il Sindaco Nogarin

Appreso dell'atto vandalico ‎ contro l'auto del Sindaco non possiamo,come accadde anche nei confronti del suo predecessore minacciato da anonimi,non essere solidali con Filippo Nogarin e famiglia.
Ci auguriamo che vengano esclusi , esperite le indagini, moventi di astio politico che non sarebbero comunque accettabili,anche nel quadro di dure e legittime contrapposizioni politiche.
Liberali Livorno