venerdì 29 luglio 2016
Al Sindaco Nogarin la solidarieta' dei Liberali livornesi
mercoledì 27 luglio 2016
Sui contrassegni, nonostante i tanti discorsi,il Comune passa meramente alla cassa....
domenica 17 luglio 2016
IL LIBERALISMO E LE CRISI DEL CAMBIARE , di Raffaello Morelli
L'articolo dell'economista della sinistra cattolica Grassini "Il liberalismo scaricato dai liberali", è l'ennesimo grido di dolore di chi non riesce a capacitarsi dell'inesistenza di terapie fisse per affrontare le cose del mondo. L'occasione è constatare che molti chiedono interventi per ridurre le diseguaglianze nelle retribuzioni: dal giornale di matrice liberale The Economist (non si è fatto abbastanza per aiutare quelli restati indietro con la globalizzazione), ai programmi esposti sia dalla progressista Clinton che dalla conservatrice May (ambedue critiche del capitalismo finanziario).
Grassini dubita molto che ridurre la forbice tra le retribuzioni tra i massimi dirigenti e i dipendenti al 10-15% di quella attuale, possa ridurre i rischi dei meno abbienti. E ciò perché restano comunque aperte questioni operative di rilievo ed in particolare le due principali, i valori e la solidarietà, che, secondo il professore, ci sarebbero tra la gente ma non tra i dirigenti, che si dilaniano con gli avversari. Così Grassini conclude "non è vero quel che diceva il padre intellettuale del liberalismo Adamo Smith, che la ricerca dell'interesse personale porta al bene collettivo".
Il nodo sta qui. Tre secoli dopo Adam Smith, l'esperienza ha confermato in pieno la sua indicazione e mostrato che adottandola l'umanità ha compiuto passi avanti notevoli. Insomma, a portare il bene collettivo non è il potere (che all'epoca di Smith era l'unico sistema di convivere) bensì la ricerca dell'interesse personale di ciascun convivente. Attenzione, assumere tale criterio equivale ad abbandonare ogni aspirazione a modelli sganciati dai fatti e definitivi ed inoltre a dedicare molte energie ad escogitare le regole di vario genere più funzionali a consentire che quegli interessi (dato che gli individui sono diversi e moltissimi) possano al meglio esprimersi, relazionarsi ed anche essere soggetti alle valutazioni altrui circa i loro effetti.
Dunque, i non liberali non devono preoccuparsi che i liberali scarichino il liberalismo. Preoccuparsi sarebbe giustificato se non valesse il principio di Adam Smith e anche i liberali ricercassero un modello sicuro e definitivo. Ma i liberali sono ben consapevoli che un modello di questo tipo non può esistere e che gli interessi individuali sono connaturati con la crisi dell'incessante cambiare al passar del tempo. Per i liberali, ogni struttura – istituzionale, economico finanziaria, sociale, formativa dei singoli cittadini – è soggetta ad evolvere. Il problema civile è accompagnare questo evolvere in modo che restino sempre rispettate le condizioni libere di relazionarsi e di effettuare le scelte con un voto a testa valutando i risultati. In ciò sta il valore del conflitto democratico e il senso della solidarietà.
Non a caso il non liberale prof. Guazzini, nella chiusura, ventila che il problema è degli altri. "In tanti hanno cercato, senza riuscirci, vie alternative (ad Adamo Smith, ndr). Molti, vedi Marx, hanno prodotto solo disastri. Speriamo che questa volta vada meglio". Appunto. Non può andare meglio se non si accetta il criterio del metodo liberale della convivenza governata dalle iniziative e dalle scelte individuali.
| | Questa e-mail è stata controllata per individuare virus con Avast antivirus. |
martedì 10 maggio 2016
Unione Europea e radici cristiane
L'articolo del Prof. Emanuele Rossi "Il Papa, l'UE e le radici cristiane" è un esempio di scuola del come spingere la commistione Stato religioni. L'autore prende spunto dal discorso di Francesco quando gli è stato consegnato il premio Carlo Magno, per sostenere che la società europea deve avere interesse ai valori delle radici cristiane dei sogni religiosi di Francesco per realizzarli negli ordinamenti civili.
Però, la tesi della commistione Stato religioni è contraddetta da tempo dall'esperienza storica. Che prova come la commistione – vale a dire non separare Stato religioni e affidarsi all'autorità della fede anche nel civile – porti a risultati negativi nella convivenza, rallentando moltissimo il suo migliorare, se non impedendolo. Il criterio propulsivo della convivenze è affidarsi alla libertà del cittadino, all'esercizio del suo senso critico, al suo confliggere democratico.
Il prof. Rossi richiama il Papa che chiede all'Europa la capacità di integrare, di dialogare e di generare, (cioè cose attinenti i dettami della comunità cattolica) ma non chiede di svolgere la funzione primaria e più innovativa dell'UE (cioè la capacità di costruire attraverso le regole e le iniziative politiche le condizioni favorevoli per la convivenza tra cittadini diversi e i loro variegati apporti individuali).
Il Prof. Rossi auspica che l'Europa condivida i sogni religiosi del Papa. Così trascura che la politica non deve mai essere sogno, bensì concreta proposta operativa (valutabile) per affrontare il problema di come convivere al momento e in prospettiva. Perché i sogni rinviano sempre i problemi ad un futuro indefinito e nel frattempo privilegiano un'autorità che con quella scusa soffoca la libertà del cittadino. Per questi motivi l'Europa ha rifiutato di inserire nella propria Carta il principio delle radici cristiane, voluto dai fautori della commistione Stato religioni (ricordate le richieste dell'Italia di Fini, Giuliano Amato e Berlusconi?). E' la fermezza dell'Europa sul volere il separatismo Stato religioni, cioè la neutralità istituzionale, che, in occasione del premio, ha indotto Papa Francesco a non chiederla più.
Coltivare i sogni al di fuori della sfera religiosa, significa rifiutare la storia della libera convivenza nel suo manifestarsi più significativo. Che è irrobustire conoscenza e cambiamento, quali precondizione del mantenersi vitali, aperti al futuro e capaci di affrontare le sfide dei bisogni quotidiani a cominciare dai mezzi per curarsi e lavorare. Il nucleo valoriale da rispettare sempre ed ovunque non è quello dei sogni religiosi. E' riconoscere gli apporti dei diversi cittadini individui quale motore permanente della conoscenza e del cambiamento, e la sola possibilità di sviluppare il futuro di una convivenza.
mercoledì 27 aprile 2016
Almeno parole coraggiose
mercoledì 6 aprile 2016
Il caso di Piombino : indagini penali e sanitarie
Il clamore mediatico sulla vicenda dei 13 pazienti morti in 18 mesi all'Ospedale di Piombino per accertate cause non naturali, ha connotati quasi esclusivamente gialli: il killer accusato è o no il vero killer? Sta invece pressoché nel dimenticatoio il vero tema forte e preoccupante, e cioè il significato della stessa vicenda riguardo a come è organizzato il nostro convivere.
Perché la tragedia all'Ospedale di Piombino non è stata un'azione improvvisa e imprevedibile di persone dedite a colpire quelli da loro disprezzati. Fin dalla morte della prima vittima, il laboratorio dell'Ospedale ha scritto che nel cadavere i parametri della coagulazione erano sballati. Quindi sussisteva una grave anomalia, confermata subito dal primario del reparto. Fino a qui un caso medico da chiarire. Però un quadro identico si è ripetuto settimane dopo (e per altri 18 mesi) senza che, a parte le indagini penali, venisse mai affrontato l'irrefutabile nodo di natura sanitaria. Vale a dire che all'Ospedale di Piombino – non a quelli di Campiglia, di Cecina, di Follonica, di Massa Marittima, di Livorno, di Grosseto – si verificavano in un certo reparto decessi di pazienti non terminali in cui i cadaveri presentavano le medesime caratteristiche sballate di coagulazione.
Le povere vittime di Piombino fanno suonare un campanello di allarme sul nostro convivere. Nella convivenza il rispetto delle regole è essenziale, a patto di coglierne davvero la natura. Le regole riguardano il modo di confrontarsi tra cittadini a proposito degli effettivi problemi del vivere e non devono trasformarsi in una sovrastruttura rigida per dare il ritmo alle cose del mondo anche a costo di staccarsi dalla realtà dei fatti e di far chiudere gli occhi su insorgenze endemiche della sanità.