lunedì 11 gennaio 2021
ENI. STAGNO E PROGETTI NUOVI IMPIANTI
martedì 1 dicembre 2020
A CINQUANT'ANNI DALLA LEGGE SUL DIVORZIO
Articolo di Raffaello Morelli, pubblicato da Il Tirreno, 30.11.2020
Il cinquantenario della legge 898 del 1° dicembre 1970, scioglimento del matrimonio, non può essere un rito della memoria e basta. Fu un cambiamento epocale dei rapporti tra i sessi che è vivo ancora oggi.
Perché e come ci si arrivò? Il perché fu il voler introdurre i caratteri di civiltà del nuovo istituto. I nemici furono l'arretratezza di fasce della società e le fantasiose paure che il divorzio avrebbe disgregato la famiglia. Si trattò di convincere i cittadini che non si può stabilire a tavolino come va la vita. Un matrimonio fallito non si aggiusta stabilendo per legge che non si può correggere l'errore. Non sciogliere un rapporto malato crea una società con chiaroscuri medioevali, dove vige il conformismo deteriore delle apparenze. La civiltà laica sono i rapporti trasparenti tra individui diversi.
Si arrivò alla 898/1970 costruendo un "divorzio serio", con garanzie per evitarne ogni abuso e per porre rimedio dopo le decisioni coniugali. Fu un farmaco salutare per impedire il protrarsi dell'ipocrisia del ricorrere ai meschini sotterfugi. Del resto, anche per i figli, il penoso spettacolo degli inganni reciproci non era un ambiente adatto ad una formazione equilibrata. Un "divorzio serio" era sicuramente preferibile all' ipocrisia del "divorzio all' italiana" fatto di violenza e doppiezza. E non avrebbe creato, come non creò, divisioni di natura religiosa.
Il percorso della legge fu accidentato. Oltre le iniziative Fortuna e Baslini, per oltre un anno solo il PLI scelse la linea divorzista. Il PSI non appoggiava Fortuna (lo farà solo dall'autunno '68), il PCI esibiva una fredda ostilità, la DC e il MSI erano contrari (e con una compattezza superiore a quella ecclesiale). Poi con un'azione capillare seguita dalla stampa – con l'aiuto dei settimanali ABC ed Espresso – e con la spinta di gruppi della società, come la Lega Italiana per il Divorzio e una selva di associazioni locali di cittadini socialisti, liberali e radicali, il progetto di legge unificato Fortuna Baslini conquistò la maggioranza in Parlamento.
In tutto il percorso, fu seguita la linea delle idee riferite alla vita di tutti i giorni e dei principi politici da adottare per realizzarle. Ebbe successo prima in parlamento e poi tre anni e mezzo dopo al referendum, contro le previsioni non solo della Chiesa e della DC ma del PCI. Le prime due erano convinte e il terzo temeva, che il parlamento non rappresentasse davvero la volontà dei cittadini. Invece la maggioranza nelle urne fu perfino più ampia di quella Parlamentare.
In seguito, gli aggiustamenti alla legge ne hanno irrobustito l'impianto e oggi pure gli avversari di allora riconoscono l'importanza di averla introdotta. L'insegnamento da trarne è che la forza della linea civile laica è lo stare sempre focalizzata sulla realtà del vivere individuale e sul fare leggi capaci di formare rapporti aperti di libertà. Mai la linea civile laica può voler stabilire per i cittadini un dover essere ideologico. E' il punto essenziale.
Purtroppo è un punto trascurato, in specie dai mezzi di comunicazione, stampa, tv e social. Si omettono i fatti reali, in nome della frenesia di notizie bomba, del ridurre la vita a spettacolo. Iniziò nel decennio dopo il 1° dicembre 1970, quando i mezzi di comunicazione instillarono la convinzione falsa che divorzio e aborto fossero opera dei radicali (i quali all'epoca del divorzio non erano in parlamento e quanto all'aborto non furono mai favorevoli alla legge 194/78, contro la quale votarono no in parlamento e sì per abrogarla al referendum del '81). E' da qui che è iniziata a diffondersi l'idea che non conta il parlamento ma quello che si presume vogliano piazze e mass media.
giovedì 17 settembre 2020
150° DELLA BRECCIA DI PORTA PIA - INIZIATIVA A LIVORNO
Il 150° anniversario della Breccia di Porta coincide, quest'anno, con il Capodanno Ebraico e costituisce il 150° anniversario dell'abrogazione del ghetto di Roma nel quale, per secoli,gli ebrei erano stati chiusi.
A questo link una riflessione al riguardo :
La celebrazione livornese dell'anniversario, come ormai da tradizione, avrà luogo in piazza XX Settembre ( locandina allegata).
Nel rispetto delle normative anti Covid, l'invito è aperto a tutti gli interessati.
venerdì 10 luglio 2020
I Liberali al candidato Giani e alla coalizione
Caro Giani, cari Amici della Coalizione a sostegno di Giani Presidente,è ormai tempo di prendere atto che non hanno mai avuto risposta le richieste da noi avanzate, da diverso tempo, su tre punti essenziali, in svariate nostre mail e in riunione.
Addirittura, nell'ultima settimana è stata convocata all'improvviso una riunione di una nuova Lista Orgoglio Toscana, per noi evidente compromesso tra il candidato ( parsoci restio a farla) e il PD (parsoci desideroso di farla), cui è stato dato un nome , "orgoglio", che esprime il guardare al passato ed è l'opposto del messaggio di innovazione cui andrebbe legata la lista per ragioni politiche, concettuali e di attrazione elettorale.
Nel complesso quanto segnaliamo sembra rendere evidente che non vi sia stata né vi sia l'intenzione di far funzionare la nostra Coalizione e la nuova lista civica ,procedendo attraverso discussioni dedicate a decidere insieme le scelte sul da farsi, preferendo le discussioni rituali per far accettare quanto già deciso da qualcuno. Questo comportamento risulta estraneo alla nostra mentalità. Siamo infatti convinti che l'obiettivo di fondo delle decisioni politiche sia agevolare le relazioni tra i cittadini e che è possibile riuscirci solo utilizzando il metodo del confronto, libero e trasparente, tra i membri della coalizione (specie nella contingente campagna elettorale, più insidiosa di quanto alcuni continuino a dire).
E' però chiaro,dobbiamo concludere nostro malgrado, che tale principio non vale per tutti i coalizzati. Nelle ultime ore, un gruppo della coalizione, tramite un suo altissimo esponente , ha rivendicato il proprio ruolo decisivo in Toscana all'insegna di un maggioritario decidente, alla base del suo tentativo oligarchico del '16 che gli elettori hanno affondato (per fortuna). Invece noi liberali sosteniamo che un siffatto bipolarismo è intimamente antiparlamentare. E che il confronto politico deve vertere non sugli scontri di potere ma sui progetti. E' in tale cornice che abbiamo sollecitato (invano) l'urgente aggiornamento del programma elettorale per la Regione.
Stante questa situazione per noi imbarazzante, non ci resta che comunicarvi la nostra uscita dalla Coalizione e l'impossibilità di riconoscerci in Orgoglio Toscana.
Cordialità e buon lavoro,
LIBERALI
mercoledì 1 luglio 2020
I LIBERALI TOSCANI AL CANDIDATO EUGENIO GIANI - COMUNICATO STAMPA
I Liberali Toscani, che da gennaio fanno parte della coalizione a sostegno della
candidatura Giani per le regionali, hanno scritto una lettera al candidato in vista
della prossima riunione che ci sarà martedì 7 luglio.
fino ad oggi, non hanno avuto risposta le loro richieste su tre punti.
dimostrativamente privi di professionalità nella vicenda del crollo del viadotto sul Magra.
Presidente Giani sciolga le tre questioni da loro indicate. Infatti esse esprimono
la minima condizione perché i Liberali Toscani possano restare nella Coalizione
Giani con un'impostazione propositiva della campagna elettorale.
lunedì 15 giugno 2020
SU MES E RECOVERY FUND, FUORI DALLE VISIONI DA BARRICATA
martedì 28 aprile 2020
I giusti principi dell'ultimo Decreto Conte e l’indebita formulazione impositiva
Al di là del merito, pone invece sostanziali problemi di correttezza istituzionale il linguaggio e il periodare usati dalle strutture ministeriali per formulare i provvedimenti. Sono zeppi di termini e di fraseologia burocratici, pervasi da zelo poliziesco e del tutto non consoni all'impianto costituzionale. Del tipo "si consentono gli spostamenti", "divieto assoluto di mobilità", "non è consentito svolgere attività ludica all'aperto", e in genere un palpabile clima autorizzatorio di ogni comportamento.
Spingere i cittadini a seguire le indicazioni in chiave terapeutica, non equivale affatto ad obbligarli al di là del quadro amministrativo, per di più senza indicazioni del Parlamento. Qui il Presidente non è stato attento nel valutare le parole sottopostegli. In nessun caso va data ai cittadini, già troppo influenzati dai pregiudizi contro la scienza, l'idea che sono quotidianamente costretti a certi comportamenti di vita piuttosto che indurli a tenere quei comportamenti perché caldamente consigliati a farlo per tutelare la loro incolumità fisica.
Lo zelo burocratico si è peraltro spinto al di là del non corretto rapporto con il cittadino. Non si è accorto della lettera i) dell'art. 1, punto 1 del Decreto (Conte e il Ministro Speranza hanno proprio firmato il testo senza leggerlo). Lì è scritto testualmente "l'apertura dei luoghi di culto è condizionata all'adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone…….". Ciò contrasta in primo luogo con il principio laico della libertà di religione. In più – pur scrivendo da decenni sui pericoli dell'art.7 e del Concordato con la Chiesa – siccome il Concordato è in vigore, lo Stato italiano non può condizionare l'apertura dei luoghi di culto cattolici. Lo sbaglio degli estensori del Decreto è inverosimile. Anche perché da oltre un mese il Papa ha disposto che, in epoca di COVID19 , non si svolgano funzioni religiose alla presenza dei fedeli.
Comunque, l'errore ha innescato una curiosa protesta della CEI. Curiosa perché, scrivendo che i vescovi non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto, ha ingigantito l'errore nel Decreto, al prezzo di scordare il disposto del Papa di affidarsi in epoca Covid19 alle indicazioni della scienza. E ciò esula dalla regola gerarchica di una religione a struttura verticistica.

