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Federazione dei Liberali - Livorno
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Da liberali siamo"equilontani" dalle posizioni politiche del Sindaco Ferrari di Piombino quanto da quelle di Rifondazione Comunista e similari : ma in politica si valutano le dichiarazioni e,ancor di più, gli atti.
E la reazione del primo cittadino piombinese, visto l'estratto video che circola e quanto letto , offre vari spunti di riflessione.
La partenza non è proprio felice, quando si parla di una Senatrice (o Senatore che dir si voglia) come "...della Liliana Segre....non so qual è la pronuncia giusta..." che denota, tertium non datur, o rozzezza politica o approccio dilettantistico.
Poi vi è il luogo, ovvero l'inaugurazione di una sede di partito, location assai poco consona per rilievi istituzionali e che, probabilmente, ha influito adrenaliticamente sull'intervento.
La sostanza del diniego , come virgolettata dai media, consisterebbe nel fatto che la proposta della cittadinanza onoraria sarebbe «una richiesta provocatoria, perché questa onorificenza si concede a coloro che la meritano per aver dato un ritorno alla città», trattandosi poi «di una strumentalizzazione di chi non ha argomenti da proporre per il territorio».
La storia del conferimento di questa onorificenza e anche la base giuridica che consente ai comuni di conferirla, in verità non depone proprio a favore di una rigida interpretazione legata al territorio ma se nei regolamenti del Comune di Piombino questa caratteristica fosse effettivamente indispensabile, ciò sarebbe più che bastato per opporre un diniego, magari dispiaciuto.
L'aver invece voluto respingerla adducendo considerazioni politiche locali appare come aver accettato di giocare lo stesso gioco, sempre che di questo si tratti, contraddicendo pertanto la motivazione di un'ipotetica impossibilità regolamentare a procedere.
Che poi, in politica, gridare alla "provocazione" da parte di un avversario è come lamentarsi del fatto che la squadra contro la quale si gioca s'ingegni in tutti i modi per andare a rete....
Come ormai tipico della politica, in particolare in questo momento storico, giunge poi la precisazione del Sindaco Ferrari di «essere convinto che Liliana Segre sia un simbolo per tutti nella lotta all'antisemitismo e al razzismo, ma che proprio la sua storia merita di più della strumentalizzazione che viene da parte di chi non ha argomenti politici».......lodevole gesto ma che richiama al famoso detto secondo il quale la toppa è spesso peggiore del buco.
Vedremo come verrà affrontata la questione al momento della discussione in Consiglio Comunale e se il Sindaco Ferrari saprà uscire dall'angolo nel quale pare essersi andato a infilare perchè,delle due l'una, o la questione è meramente burocratica e regolamentare, tesi però assai scricchiolante, oppure è politica e quindi deve essere affrontata come tale,alla luce del sole.
Liberali Livorno
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Quattro associazioni livornesi – Circolo Einaudi, Circolo Modigliani, Livorno delle Diversità e UAAR – depongono oggi una corona ai piedi della targa celebrativa del XX settembre 1870 per confermare che i valori della Laicità civile sono il sistema più efficace perché evolvano le condizioni di vita dei diversi cittadini.
Laicità civile è affidarsi alla libertà dei singoli cittadini che scelgono confliggendo democraticamente sui fatti, senza riconoscere un'autorità sovrastante le loro libertà civili. Perciò, va evitata ogni commistione tra lo Stato che garantisce la convivenza iniziando dalla libertà di culto, da una parte, e le religioni dall'altra parte. Le quattro associazioni hanno scritto al Comune di Livorno auspicando l'istituzione del Tavolo della Laicità , che simboleggi il fondarsi delle relazioni pubbliche sulla partecipazione attiva del cittadino diverso e sovrano senza bisogno di autorità intermediarie.
Istituire il Tavolo della Laicità sarà il modo più coerente per celebrare nel 2020 i 150 anni dalla presa di Porta Pia e i 50 dalla epocale legge di facoltà per il cittadino che è la Fortuna Baslini. Tutti eventi di cui oggi è ampiamente compresa l'importanza civile.
La proposta del Governatore Rossi di fare alla Stanic quella che definisce una raffineria ecologica, è per la zona Livorno Collesalvetti un problema ineludibile. Con un coinvolgimento inevitabile anche dei rapporti tra Comuni e cittadini.
Quanto al problema fisico, a parte le preoccupazioni per la salute già emerse, bisognerà attendere la prima metà di settembre per poter finalmente conoscere i dati materiali di un progetto per ora solo un colpo di scena immaginifico. Quanto ai rapporti istituzionali con i cittadini, balza all'occhio la differente situazione tra i due Comuni, di Livorno e di Collesalvetti. Infatti Livorno dispone dello strumento Referendum Propositivo senza quorum (da fine febbraio, in epoca grillina cioè, ma con voto unanime) mediante il quale i cittadini possono sottoporre all'esame del Consiglio Comunale una loro proposta e dunque con una procedura istituzionale possono costringere il Consiglio ad una scelta (ad esempio, il Comitato Oltre l'Inceneritore ha già attivata la procedura per chiudere nel '21 l'attuale impianto). Collesalvetti, invece, non ne dispone.
Perciò, i Liberali invitano tutti coloro che a Collesalvetti ora sono impegnati a contestare la prospettiva della nuova raffineria alla Stanic, intanto a sollecitare il Comune ad adottare lo strumento Referendum Propositivo, senza quorum tra i votanti per esser valido. Questo aprirebbe ai cittadini di Collesalvetti una procedura concreta per pesare di più sulle decisioni istituzionali in tema di ambiente salubre e di impianti industriali, da prendere l'anno prossimo.
Naturalmente questo invito esprime due convinzioni dei liberali. Quella che, nel mondo attuale, protestare da fuori il palazzo abbia poca incidenza rispetto all'agire da dentro i meccanismi istituzionali. E quella che gli enormi terreni Stanic sono situati nel Comune di Collesalvetti ma costituiscono un'area molto vicina al Porto di Livorno e determinante per il suo sviluppo.
LIBERALI LIVORNO
PARLAMENTO e SOVRANISTI
Non si può sapere quale sarà l'esito preciso della crisi politica aperta da Salvini. Ma i conseguenti primi passi sono ormai chiari e non privi di significato.
La prima cosa è che l'apertura della crisi non ha di sicuro rispettato il criterio sovranista. Non solo perché Salvini non ha convinto il Presidente del Consiglio a rassegnare subito le dimissioni facendo una crisi extraparlamentare (e ha dovuto presentare la mozione di sfiducia). Soprattutto perché un dibattito parlamentare, pur certificando la fine di questo governo giallo verde, innesca dinamiche operative sgradite alla concezione sovranista. A cominciare dalla responsabilità della crisi dovuta alla scelta della Lega di non voler più seguire il Contratto di Governo.
Infatti non ha fondamento lo slogan salviniano contro il presunto governo dei NO del M5S. In questi 15 mesi, il Contratto (giusto o sbagliato) è stato rispettato, il M5S ha insistito fino all'ultimo di voler proseguire e la Lega non può dire di accorgersi solo oggi di avere una cultura politica assai diversa da quella degli alleati, Conte e M5S. La realtà è che la Lega, dopo le Europee, non sopporta più di non avere la guida del governo (anche quando ottiene la TAV fuori del Contratto). Il che è legittimo ma significa rendere noto a tutti che la Lega ritiene essere la sola in grado di governare l'Italia. Quindi va superata la scelta elettorale del 4 marzo 2018 di escludere un governo imperniato sul PD o sulla destra, e l'obiettivo è far vincere la destra senza ambiguità di tipo tedesco. La destra sovranista, appunto.
Questo ritornare all'antico non può che stimolare l'opporsi di tutti coloro che non condividono il sovranismo. A cominciare dal Presidente della Repubblica, che, nell'esercizio delle sue prerogative, è presumibile non accelererà la corsa alle urne voluta da Salvini, perfino contro le procedure consolidate sul gestire una crisi di governo. Ed è proprio in questa logica che risalta il ruolo del Parlamento , come luogo deputato a trovare una via di collaborazione possibile tra progetti differenti. Si saprà trovare una maggioranza di scopo per varare prima delle elezioni due cose, il taglio di quasi 350 parlamentari (riforma ormai all'ultimo voto già previsto tra 30 giorni) e una legge di bilancio adeguata ai bisogni del paese e rispettosa delle regole UE (cosa che dovrebbe essere meno difficile, dopo il voto grillino alla Von der Leyen e senza Salvini)?
Sarebbe assai positivo entrare in questa logica del ragionare sui problemi e non del vellicare le emozioni, adatte a vendere unguenti miracolosi, tanto care ai sovranisti. E siccome per entrarci occorre una maggioranza in Parlamento, non resta che sperare che il PD riesca almeno qui a tornare realista e dia il proprio apporto a tener lontano il paese dall'onda sovranista, che non è un destino inevitabile.
ll ballottaggio del 9 giugno ha innanzitutto la novità pericolosa che i cittadini di credo ebraico non potranno votare, siccome quel giorno è una loro festività (e quindi obbliga ad astenersi da ogni attività). E' dovuto alla grave leggerezza burocratica del Ministero dell'Interno, che, pur disponendo, quando fu deciso il calendario elettorale, di quasi quattro mesi ( ben di più dalla data della decisione europea) per iniziative risolutive, non ha colto il problema nonostante quanto sancito dall'Intesa tra la Repubblica e le Comunità Israelitiche (1987).
Una seconda novità per il ballottaggio – pur essa attinente le disfunzioni delle strutture burocratiche, stavolta del Comune di Livorno – è la decisione del candidato Salvetti e del suo PD, di chiedere il voto a Buongiorno Livorno ma al contempo di rifiutare la richiesta di quest'ultimo di stipulare tra le due rispettive coalizioni il collegamento formale previsto dalla legge sull'ordinamento degli Enti Locali. L'argomento pubblico del diniego è che, in caso di collegamento, il premio di maggioranza è ripartito tra tutte le liste coalizzate vincenti al ballottaggio e così il gruppo PD non avrebbe avuto da solo la maggioranza dei consiglieri comunali.
Ciò prova due fatti. Il primo è che la finalità PD non è fermare l'onda nera, visto che il collegamento con Buongiorno Livorno era una coalizione solida sul tema e assai probabilmente vincente. La reale finalità del PD è ottenere da solo la maggioranza dei consiglieri comunali. Finalità di per sé legittima, ma prova concreta dell'intenzione di avere le mani libere per decidere nel segno della sbandierata volontà di restaurare. Il secondo fatto è che la maggioranza assoluta dei consiglieri consente appunto di saldarsi con le pretese della burocrazia municipale, dominante anche nell'epoca Nogarin (due esempi sono le decisioni cervellotiche degli addetti al traffico cittadino e la contrarietà "clericale" di quelli alla Cultura all'insediare un Tavolo della Laicità a Livorno che pure, avendo il Tavolo delle Religioni di Cosimi, è un caso unico in Italia). Quella burocrazia che non a caso, con l'associazione dei suoi pensionati, ha già manifestato l'appoggio al candidato Salvetti.
Dunque anche il rifiuto di accordo formalizzato su una linea politica, comunque seria, onde favorire le amicizie costituisce una preoccupazione grave per l'esercizio democratico a Livorno rispetto alle primarie esigenze di trasformazione della macchina amministrativa.
Pertanto i liberali livornesi invitano i cittadini, qualora decidano di recarsi alle urne, a non votare il candidato Salvati. Accontentando il suo desiderio di fare da solo nel battere quello che i liberali, alla vigilia del primo turno, hanno definito l'avventurismo pasticcione della destra, dedita a sventolare presunti complotti contro l'identità italiana.