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mercoledì 1 luglio 2020

I LIBERALI TOSCANI AL CANDIDATO EUGENIO GIANI - COMUNICATO STAMPA


I Liberali Toscani, che da gennaio fanno parte della coalizione a sostegno della
candidatura Giani per le regionali, hanno scritto una lettera al candidato in vista
della prossima riunione che ci sarà martedì 7 luglio.

I Liberali Toscani esprimono un forte disagio perché, dalla scorsa metà aprile e
fino ad oggi, non hanno avuto risposta le loro richieste su tre punti.
Che la Coalizione si attivi per sollecitare la rimozione dei tecnici ANAS
dimostrativamente privi di professionalità nella vicenda del crollo del viadotto sul Magra.
Che sia approvata la formazione della lista civica Per Giani.
Che sia aggiornata la base programmatica della coalizione, ormai inattuale dopo sei mesi.

Nella loro lettera i Liberali Toscani esprimono l'auspicio che il 7 luglio il
Presidente Giani sciolga le tre questioni da loro indicate. Infatti esse esprimono
la minima condizione perché i Liberali Toscani possano restare nella Coalizione
Giani con un'impostazione propositiva della campagna elettorale.

LIBERALI TOSCANI
mercoledì 1 luglio 2020

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Federazione dei Liberali
www.liberalivorno.blogspot.com

lunedì 15 giugno 2020

SU MES E RECOVERY FUND, FUORI DALLE VISIONI DA BARRICATA

Raffaello Morelli, IL TIRRENO 13.05.2020
L’ampia intervista su Repubblica del Presidente della Toscana Enrico Rossi, muove da una necessità certa (all’Italia serve molto denaro per affrontare i progetti sulla ripresa) ma propone di seguire un metodo assai pericoloso in prospettiva (se per averli l’Italia attingerà ai fondi del MES). Specie ora che il Recovery Fund assicura dei finanziamenti maggiori, in parte gratis e senza vincoli pericolosi.
In Italia non si discute sui fatti. E non pochi bollano le notevoli perplessità del governo italiano sul MES, con epiteti coloriti del  tipo “i soldi ci servono,  zero interessi e senza condizioni” oppure “non cogliere l’occasione del MES sarebbe delittuoso” anzi “un’idiozia”. Parlano sempre dei soldi e mai delle condizioni reali per averli 
Innanzitutto va chiarita la vera natura del MES, Meccanismo Europeo di Stabilità. Partendo dal togliere l’equivoco sul termine europeo. Si riferisce al territorio in cui il MES opera, non all’istituzione UE. Infatti compongono il MES (istituito nel ‘12, come Fondo Salva Stati) solo i 19 paesi dell’euro e non i 27 dell’UE. Dunque il MES in sé non rientra nel diritto UE: e già questo è un grave limite quando si tratta di rispondere ad una pandemia. In pratica il MES è una banca di diritto lussemburghese retta da un preciso Trattato intergovernativo. Che specifica che “l’accesso all'assistenza finanziaria viene offerto sulla base di una rigorosa condizionalità nell'ambito di un programma di aggiustamento macroeconomico e di  un'analisi della sostenibilità del debito pubblico effettuata da Commissione UE, FMI, BCE”, la Troika. E’ superfluo ricordare che i comportamenti  della Troika in alcuni paesi, sono stati pubblicamente definiti di tipo coloniale.
In tale quadro, va aggiunto che, dei tre organismi della Troika, solo la Commissione è una istituzione UE. E infatti il MES non dipende dalla Commissione. Di conseguenza, quando Rossi richiama indirettamente l’accordo dei Ministri delle Finanze UE (l’ltalia potrà finanziare le spese sanitarie per importi fino al 2% del Pil alla fine del 2019, i famosi 37 miliardi circa) e precisa che l’accesso ai fondi MES non sarà sottoposto a programmi di aggiustamento dei conti pubblici (come concordato nello scambio tra i Commissari UE Dombrovskis e Gentiloni con il Presidente dell’Eurogruppo Centeno) dice il vero. Però ha una grave amnesia sulla natura del MES, che è indipendente dall’UE.  Per cui lo scambio Commissione Eurogruppo è giuridicamente acqua fresca. Le condizionalità sui prestiti sono scritte nel Trattato  del MES (ratificato dall’Italia) e quindi restano un diritto intangibile del MES. A meno che l’UE  non pretenda prima di varare una deroga al Trattato MES  per la pandemia.
Così come stanno le cose oggi, il Governatore della Banca d’Italia non dovrebbe affatto trascurare i rischi futuri del MES. Specie se,  come dice, il MES non è la manna. Pensiamo prima ad usare al meglio i soldi del Recovery Fund. Nel frattempo otteniamo la deroga, così da scongiurare i rischi.

 

martedì 28 aprile 2020

I giusti principi dell'ultimo Decreto Conte e l’indebita formulazione impositiva

L'articolo di Raffaello Morelli apparso sulla BibliotecaonLine

I giusti principi del Decreto e l'indebita formulazione impositiva

Il Decreto  varato domenica in serata dal Presidente Conte sui criteri per affrontare la convivenza, assume nel merito provvedimenti secondo le indicazioni degli esperti, quelli scientifici in prima linea, per difendersi dal Covid19 con il distanziamento individuale. Il che è opportuno, anzi naturale, visto che in mancanza di vaccini o di medicine di certo efficaci, non esiste altro metodo per limitare i rischi.

Al di là del merito, pone invece sostanziali problemi di correttezza istituzionale il linguaggio e il periodare usati dalle strutture ministeriali per formulare i provvedimenti. Sono zeppi di termini e di fraseologia burocratici, pervasi da zelo poliziesco e del tutto non consoni  all'impianto costituzionale. Del tipo "si consentono gli spostamenti", "divieto assoluto di mobilità", "non è consentito svolgere attività ludica all'aperto", e in genere un palpabile  clima autorizzatorio di ogni comportamento.

Spingere i cittadini a seguire le indicazioni in chiave terapeutica, non equivale affatto ad obbligarli al di là del quadro amministrativo,  per di più senza indicazioni del Parlamento. Qui il Presidente non è stato attento nel valutare le parole sottopostegli. In nessun caso va data ai cittadini, già troppo influenzati dai pregiudizi contro la scienza, l'idea che sono quotidianamente costretti a certi comportamenti di vita piuttosto che indurli a tenere quei comportamenti perché caldamente consigliati a farlo per  tutelare la loro incolumità fisica.

Lo zelo burocratico  si è peraltro spinto al di là del non corretto rapporto con il cittadino. Non si è accorto della lettera i) dell'art. 1, punto 1 del Decreto (Conte e il Ministro Speranza hanno proprio firmato il testo senza leggerlo). Lì è scritto testualmente "l'apertura dei luoghi di culto è condizionata all'adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone…….". Ciò contrasta in primo luogo con il principio laico della libertà di religione. In più – pur  scrivendo da decenni sui pericoli dell'art.7 e del Concordato con la Chiesa – siccome il Concordato è in vigore, lo Stato italiano non può  condizionare l'apertura dei luoghi di culto cattolici. Lo sbaglio degli estensori del Decreto è inverosimile. Anche perché da oltre un mese il Papa ha disposto che, in epoca di COVID19 , non si svolgano funzioni religiose alla presenza dei fedeli. 

Comunque, l'errore ha innescato una curiosa protesta della CEI. Curiosa perché, scrivendo che i vescovi non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto, ha ingigantito l'errore nel Decreto, al prezzo di scordare  il disposto del Papa di affidarsi in epoca Covid19  alle indicazioni della scienza. E ciò esula dalla regola gerarchica di una religione a struttura verticistica. 

Raffaello Morelli

martedì 25 febbraio 2020

SU PERETOLA RENZI GUARDI OLTRE AI PROPRI INTERESSI POLITICI

Liberali.it <liberali@liberali.it>




COMUNICATO  STAMPA

 La manifestazione convocata dal sen. Renzi  Venerdì 28 per sostenere l'idea della nuova pista di Peretola, costituisce l'ulteriore riprova della sua concezione politica: soddisfare i propri interessi e non quelli del territorio.  Il gruppo di potere  stretto attorno ad alcuni ambienti fiorentini e all'ENAC ha perso la battaglia legale avviata da diversi Comuni della zona e dunque d'ora in poi sarà sempre più arduo realizzare la  nuova pista di Peretola. Una nuova pista che, per la sua collocazione geografica, è inevitabilmente esposta a forti raffiche di vento  trasversale (e quindi molto pericolose per i voli). Non a caso, già negli anni '60 il grande fiorentino e liberale Emilio Pucci, aviatore medaglia al valore militare, spiegava come non si dovesse realizzare. La proposta del sen. Renzi è risolvere la questione facendo nominare un Commissario come nel caso del Ponte Morandi. Evidentemente gli sfugge che nel caso del Morandi il Commissario è stato necessario per sciogliere i nodi derivanti da una tragedia occorsa per un uso distorto di una concessione da parte di concessionari avventurosi che avevano fruito di insufficienti controlli della burocrazia pubblica.  Mentre a Peretola si vorrebbe cedere ad interessi privati cavalcati dalla burocrazia pubblica per fare un'opera prodromica a gravi incidenti in fase di atterraggio. Oltretutto quando, in una pianura a poche decine di chilometri, esiste l'aeroporto di Pisa, sicuro ambientalmente e gestito dalla medesima società per azioni partecipata dalla Regione.  La questione Peretola  non può essere elusa e rientra nella responsabile valutazione politica alle elezioni regionali di primavera in Toscana sul come investire per aiutare l'arrivo di persone d'affari e di turisti completato da una rete di trasporto veloce tra le varie località.

 

LIBERALI  TOSCANI

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Federazione dei Liberali - Livorno
www.liberalivorno.blogspot.com

mercoledì 15 gennaio 2020

"PROGETTO per la FORMAZIONE delle LIBERTA’ ", la nuova opera di Raffaello Morelli scaricabile gratuitamente. Un prezioso contributo al pensiero liberale.


Chi oggi voglia parlare seriamente di liberalismo, in Italia, non può prescindere dal prezioso e coerente lavoro fatto e in corso da parte di RAFFAELLO MORELLI. Ne sono pienamente convinto e pertanto, ringraziandolo per questo nuovo e importante apporto, segnalo il nuovo libro che è scaricabile gratuitamente al link :
 http://www.losguardolungo.it/biblioteca/progetto-per-la-formazione-delle-liberta/ 

Inoltre, il libro si accompagna ad un sunto audio  sotto le 7 mila battute,  del quale si fornisce qui anche il testo.
Buona e liberale lettura !
Gadi Polacco



Testo del sunto letto dalla voce di Chiara Claudi della pubblicazione  PROGETTO per la FORMAZIONE delle LIBERTA'  :

Questo libro di piccolo formato illustra perchè in Italia sia decisivo costruire la Formazione delle Libertà.

Le grandi carenze del paese derivano soprattutto dal buco di liberalismo civile. L'individuo è il cardine delle libertà, ma da noi resta un fantasma: nonostante che il mondo funzioni con i miliardi di individui viventi e sia impossibile prescindere dallo spirito critico di ogni umano sul territorio con la sua diversità. 

Tra questa miriade di individui, i conflitti sono fisiologici, e per  dirimerli vanno rispettate le regole che i cittadini si danno per relazionarsi e fare le scelte Quindi la misura di ogni libertà politica non è l'assenza di regole. Al contrario. Servono regole di qualità che diano spazio all'esercizio dello spirito critico individuale. 

 

Il libro mostra che oggi colmare in Italia il buco delle libertà significa convincersi che le libertà crescono fondando i comportamenti e le scelte pubblici sul cittadino responsabile secondo le regole. Purtroppo ciò non si verifica abbastanza, fin dall'epoca dell'Unità d'Italia. Pur trattando il libro cosa fare ora in vista del domani, è molto importante ricordare come nei decenni si sia arrivati al buco delle libertà di oggi. Di fatti l'auspicata Formazione delle Libertà non è un assunto teorico ma un metodo frutto sperimentale dei tempi trascorsi. Perciò  c'è  il capitolo del libro dedicato ai decenni dall'Unità fino  ad ora, ma il suo testo viene collocato nell'appendice. Certo è un aspetto molto insolito. Però evita che una collocazione all'inizio distolga dal focalizzarsi sul colmare il buco delle libertà di oggi. Al tempo stesso, l'Appendice sui decenni trascorsi mantiene consapevoli che colmare il buco delle libertà non vuol dire ripartire da zero ma dagli avvenimenti. Che sono una caratteristica  fondamentale delle libertà.

 

La Formazione delle Libertà è chiamata ad  un'azione politico culturale continua, che non evochi certezze, che non attenda condizioni di vita migliori raggiunte in modo spontaneo e che renda il cittadino consapevole del come il conflitto sperimentale sulle idee, sulle proposte e secondo le regole, sia la reale garanzia della libertà di ciascuno.

 

A tal fine, i fautori delle libertà devono impegnarsi  sui principi imprescindibili per rilanciare il metodo del liberalismo politico, evitando di allargarsi ad un progetto onnicomprensivo che, su ogni tema della vita, stenda una cappa intrinsecamente estranea alle libertà.  Il  fulcro del metodo liberale è il concetto politico di cittadino individuo e della metodologia individuale. Muovendo dalla constatazione storica che gli individui sono tutti diversi e che, per funzionare al meglio, le istituzioni vanno basate sul combinare le scelte dei singoli cittadini in base ai risultati: la libertà individuale è il mezzo più efficace per adattare il convivere al passar del tempo perché usa l'esprimersi dei singoli. Chi agisce da liberale in politica valorizza l'individuo e il suo diritto al privato, per esaltare l'originalità di  ognuno col manifestare il proprio essere. Da qui la necessità di regole sui modi del confronto tra i molteplici interessi dei cittadini individuo e tra i progetti da loro avanzati.  E, onde mantenere l'uguaglianza dei cittadini nei diritti , altrettanto indispensabile è adeguare quelle regole in base ai risultati ottenuti. 

 

Una simile necessità è la spina dorsale della separazione Stato religioni voluta dai liberali. Una separazione che in Italia  ha ancora bisogno di supporto politico, dato che traballa la laicità istituzionale riconosciuta dalla Corte Costituzionale nel 1989 seppure timidamente e perciò ancora poco attuata. Il sistema della separazione comporta la neutralità istituzionale, il diritto di un cittadino di avere o no un credo e la scelta di procreare non dettata dalla Dottrina. Comporta anche migliorare l'utilizzo delle potenziali risorse dei cittadini donna nel vivere: una questione cui sono state tentate risposte, restate parziali, poiché non hanno cambiato la mentalità civile portandola a riconoscere che maschi e femmine hanno, come umani, una sostanziale  unitarietà di comportamenti. 

 

In generale, valorizzare i cittadini individui  ed adottare regole da loro prima scelte poi adeguate, è la procedura delle libertà sulla scorta dei fatti. Non perché attività e  decisioni dei cittadini siano sempre e comunque le migliori. Ma perché statisticamente, la procedura, reiterandosi, fornisce la probabilità di gran lunga superiore di condurre alla convivenza più feconda.  Chi non vuol seguire tale procedura, non applica il metodo sperimentale  e non è liberale. 

 

Un funzionamento istituzionale coerente con il liberalismo non interessa solo ai liberali, ma a tutti, poiché a tutti garantisce la convivenza tra diversi più produttiva e più pacifica raggiungibile. Il liberalismo non è una condizione di natura, ma una conquista della conoscenza umana, connessa al comprendere i meccanismi dello svolgersi della vita. Una conquista da rinnovarsi nel tempo perché non regredisca.

 

A questo punto del libro c'è un passaggio chiave. Il rilievo che far parte dell'auspicata Formazione delle Libertà non è un diritto di cittadinanza. Per farne parte, bisogna prima condividere i principi maturati attraverso l'esperienza e oggi irrinunciabili per il rilancio delle Libertà. Il libro ne cita 11 descritti con precisione scientifica. Su questi 11 principi si fonda l'azione politica attuale dei liberali.  Condividendoli si è nella Formazione delle Libertà, che è lo strumento per applicarli in Italia ed avviare il rilancio della metodologia individuale. Naturalmente ciò è solo l'inizio. Il quotidiano confronto politico delle libertà verte sui provvedimenti necessari  per governare un territorio. Il libro seleziona e analizza cinque settori per realizzare la cultura liberale; da approfondire ancora ma prioritari nell'Italia di oggi. La scuola, l'economia, i mezzi di informazione, il sistema giustizia, l'Unione Europea. Applicare le libertà in questi 5 settori è decisivo rispetto ad applicarlo negli altri settori. Il libro fa poi un cenno alle caratteristiche dei sistemi elettorali usati per le scelte e getta  uno sguardo sulle culture politiche oggi in campo, tutte distanti se non nemiche dell'individuo. 

Nell'ultimo capitolo, il libro rimarca l'esigenza che l'auspicata Formazione delle Libertà, in coerenza funzionale con il liberalismo, usi la conoscenza scientifica e tecnologica per dare ai liberali uno strumento capace di mettere in relazione immediata e fattiva i cittadini individui. La Formazione delle Libertà si dovrà dotare di una Piattaforma Telematica riservata agli aderenti che consenta lo svolgersi, in tempo reale e in ogni ambito nazionale o locale, di tutte le attività di dibattito e di scelta che sono l'anima concreta delle Libertà dei cittadini.

Buona lettura !

martedì 31 dicembre 2019

ISTRUZIONE : IL MILIARDO MANCANTE CHE NON SAREBBE DIFFICILE TROVARLO....di Raffaello Morelli

I SOLDI CI SAREBBERO
L'ex ministro Fioramonti si è dimesso per lo stesso motivo che il successore Manfredi indica quale primo impegno: ottenere per l'università il miliardo mancante nel Bilancio. Né dal governo né dall'opposizione si è rilevato come la mancanza derivi dallo scottante problema che i clericali snobbano. Il problema è il costo annuale dell'insegnamento del cattolicesimo nelle scuole (intorno a 1,35 miliardi) ed anche che il miliardo è circa un quinto della somma dovuta dal Vaticano per ICI arretrata (sentenza in Cassazione del 2004, confermata sette anni fa dalla Corte Europea e sollecitata a giugno '19 dalla UE). Il problema è scottante perché nei due casi il Vaticano non è avvantaggiato da leggi mancanti o contenziosi pendenti. E' avvantaggiato dall'arbitrarietà dell'Amministrazione dello Stato, cioè l'alta burocrazia, che si ostina ad interpretare le norme in modo creativo, allocando le risorse pubbliche ove non dovrebbero stare (l'insegnamento cattolico) e non riscuotendo i crediti vantati legalmente (l'ICI non versata dal Vaticano). Ha un solo obiettivo. Privilegiare una religione sulle altre. Non ha rispettato neppure la delibera della Corte dei Conti (fine 2014) e ha usato l'8‰ dello Stato per altre finalità, perfino confessionali.
Dunque per l'università il miliardo ci sarebbe. Cortocircuitando il conformismo clericale che lega le istituzioni ed inibisce di fare quanto prevede il loro ruolo. In ogni ambito. In quello della Procura di Roma , prontissima ad impegnare tempo e risorse per indagare su reati senza indizi, ma immobile davanti a notizie di reato precise e scomode, quali la burocrazia di un ministero che privilegia l'insegnamento in modi incostituzionali di una religione o la burocrazia di un altro ministero che omette atti di ufficio non riscuotendo crediti esigibili dello Stato. Ma anche nell'ambito politico. Quello dell'opposizione parlamentare che manifesta in giro esibendo simboli religiosi senza curarsi dei costi. Quello del governo che, a parte il non richiamare le burocrazie all'adempiere le proprie funzioni, non si preoccupa né con il Ministro PD dell'Economia né con il Presidente del Consiglio di fare scelte atte a trovare i soldi per l'università (quali il non finanziare il privilegio dell'insegnamento cattolico o riscuotere il credito esigibile). Conte dice di voler evitare i conflitti. Gli va ricordato l'importante principio laico: il solo modo per evitare i conflitti è risolverli secondo le regole.

martedì 17 dicembre 2019

LA SINISTRA ITALIANA CAPIRA' LA LEZIONE INGLESE (con uno sguardo alla Toscana) ?


di Raffaello Morelli
I liberali sono per cultura e comportamenti decisi avversari dei conservatori come il Primo Ministro Johnson e dei sovranisti di Salvini (la versione spostata a destra). Tuttavia, sostenere che l'elettorato inglese ha votato contro "le sempre più marcate derive parlamentaristiche" rivendicando il primato plurisecolare britannico, lo trovo eccessivo. Non solo fraintende il significato di quel sistema elettorale ma limita le indicazioni del voto alla sola realtà britannica e in definitiva nasconde alla sinistra italiana la lezione di cui far tesoro se vuol battere i sovranisti.

Almeno tre le questioni. Il maggioritario di collegio è un sistema parlamentare efficace per affidare le scelte ai cittadini e la loro realizzazione ai rappresentanti eletti, cioè chi nel collegio ha più voti. Senza vincoli di mandato estranei alla logica rappresentativa del parlamento. Il Parlamento esiste per discutere e le derive parlamentaristiche esistono solo nella mente di chi non vuole affidarsi ai cittadini bensì alle scelte dell'ideologia maneggiata da élites disattente ai problemi reali. Tutto ciò non è una specificità britannica, ma un dato di fatto universale.

Secondo. Gli elettori inglesi sceglievano non tra brexit e non brexit, come affermato superficialmente. La scelta era tra brexit (conservatori), ricetta economica di proclamato gusto marxista (laburisti, per 3 anni ondivaghi sulla brexit e non netti in campagna elettorale), nobrexit (liberali e nazionalisti scozzesi). Stante il sistema elettorale e stante che i più grossi erano conservatori e laburisti, di fronte a questa scelta gli elettori hanno preferito restare lontani dall'economia statalista del marxismo evocata di continuo da Corbyn. La maggioranza di deputati per la brexit non è la scelta primaria degli elettori. La scelta primaria è allontanare le ricette marxiste dei laburisti e i deputati conservatori sono frutto di questa scelta. Tant'è che i nazionalisti scozzesi sono andati molto bene e i liberali sono rimasti al palo, dopo aver commesso l'errore grossolano di un patto di desistenza con i laburisti. Come dire, pur di stare in Europa, preferiamo la ricetta di Corbyn (in sé perfino una contraddizione che ha offuscato l'immagine no brexit).

Terzo punto. Le sinistre italiane non devono ignorare la lezione inglese. Che è la stessa degli USA. Da una parte c'è Corbyn, dall'altra suoi sosia come i candidati democratici Sanders o la Warren. E quella linea di sinistra ideologica rafforza Trump. In Italia, nei prossimi mesi ci saranno importanti elezioni regionali in zone rosse. A fine gennaio in Emilia, a maggio in Toscana. Se gli elettori percepissero propensioni alla sinistra d'una volta, i sovranisti acquisterebbero subito peso. Tra l'altro, in Emilia si elegge il Presidente in collegio unico e vittoria del primo arrivato, mentre in Toscana si elegge in due turni, se al primo nessuno ha il 40% + 1 dei voti. Dunque, sulla scorta della lezione inglese è chiaro che, prima o dopo, sarà indispensabile che i cittadini non sovranisti convergano sul candidato PD Giani. Eppure un gruppo di liste di sinistra radicale continua a contestare quella candidatura, evocando climi che aiutano i sovranisti. In conclusione, continuare a snobbare il voto molto british (e anche un po' yankee) senza impararne la lezione, rischia di farci fare anche qui la stessa fine.