lunedì 5 dicembre 2016
Un NO costituzionale che non autorizza scorciatoie
lunedì 28 novembre 2016
Comune di Livorno e registro condoglianze per il dittatore Castro : al ridicolo non c'è mai fine...
mercoledì 26 ottobre 2016
Referendum : le quattro ragioni del NO
Desidero accogliere l'auspicio del primo fondo del Direttore: il Tirreno vuol fornire strumenti di analisi e di comprensione sul referendum. Perciò ricordo che da oltre quattro mesi il nostro Comitato (sito www.perlelibertanoalpeggio.it ) ha lanciato il manifesto "Per le libertà dei cittadini NO AL PEGGIO" e che è giorno per giorno confermato dai comportamenti dai sostenitori del Sì. Innanzitutto, il NO alla proposta di riforma costituzionale è un giudizio nel merito di una riforma pericolosamente negativa. Non c'entrano niente renzismo ed antirenzismo. La Costituzione deve essere adeguata per dare più poteri ai cittadini e non stravolta con piglio autoritario per diminuirli.
Abbiamo indicato quattro ragioni generali di merito. Primo, la proposta di riforma cancella il bilanciamento dei poteri, accentrando tutto nel Governo e nella figura del suo Capo, con un sistema autoritario senza contrappesi. Secondo, la proposta di riforma non supera affatto il bicameralismo, ma lo manipola in modo confuso, contorto e contradittorio, sottraendo sovranità al cittadino, affidando le nomine dei senatori alle Regioni, pur esse fonte di malgoverno e corruzione, senza permettere di dare indirizzi ai nominati, dunque il Senato neppure rappresenterà le Regioni. Terzo, la proposta di riforma è stata approvata da un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale e riproduce, aggravandole, quelle stesse ragioni di incostituzionalità, cioè parlamentari scelti dai padroni dei partiti anziché dai cittadini. Quarto, la proposta di riforma peggiora la Costituzione vigente, perché diminuisce la capacità di rispondere ai bisogni di libertà del cittadino e complica le istituzioni. Tali quattro ragioni generali di merito derivano da un confronto comma per comma tra la Costituzione vigente e la proposta di riforma, accompagnato da specifiche valutazioni, che è reperibile sul sito con un pdf da scaricare. Ogni cittadino può leggerlo da sé.
Insomma, riformare la Costituzione non significa cambiarla tanto per cambiarla, come vorrebbero i sostenitori del Sì. I quali enunciano solo le intenzioni mirabolanti sulle cose che dicono di voler fare, non entrano mai nel merito della loro proposta di riforma e, disperati, favoleggiano che la vittoria del No farebbe perdere all'Italia credibilità internazionale. A parte che, nelle ultime settimane, anche i quotidiani internazionali, in testa il Financial Times, danno giudizi negativi sulla proposta Renzi Boschi, la questione essenziale è che la credibilità deriva dalla capacità effettiva e non parolaia di affrontare i problemi reali. Cosa impossibile concependo la Costituzione come un'insalata di formule magiche per drogare i cittadini con le speranze. La Costituzione deve essere un insieme coerente di regole per costruire il quadro del relazionarsi tra cittadini sovrani. Le intenzioni, praticando le formule magiche, eludono il come costruire davvero tali regole e, intanto, peggiorano nel profondo quelle esistenti, rendendo così più difficile relazionarsi.
E' ridicolo preoccuparsi dei destini di Renzi, quando sono in ballo quelli dei cittadini.
lunedì 19 settembre 2016
20 Settembre 1870 / 20 Settembre 2016 : una corona celebrativa della laicità civile
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lunedì 5 settembre 2016
L'apocalisse evocata dai disperati del Sì - di Raffaello Morelli
La disperazione per la proposta di revisione costituzionale che avrebbe dovuto essere una cavalcata trionfale ed invece trova ostacoli sempre più insuperabili, ha indotto i fautori del Sì ad inventarsi uno scenario apocalittico innescato dalla vittoria del NO al referendum. L'Italia perderebbe la sua credibilità internazionale perché incapace di fare le riforme in campo istituzionale ed economico. Certo, la disperazione è cattiva consigliera, ma questa invenzione tocca l'assurdo, andando perfino oltre il solito manipolare governativo via TV e stampa. In un colpo solo trascura l'essenziale ( che, al referendum d'autunno, è discutere nel merito del quesito) e imbastisce una favola priva di riscontri, che ridicolizza l'Italia.
E' una favole perché a livello internazionale chiedono da molti anni all'Italia non coreografie e cortine fumogene bensì cambiamenti reali di struttura che assicurino il rilancio dei servizi pubblici e dell'economia (cose che la proposta non affronta, per affidarsi solo al governo ed escludere i cittadini). Questo se, per livello internazionale, i disperati del Sì intendessero le organizzazioni tipo UE, BCE, FMI. Se poi volessero riferirsi alle borse e alla finanza di speculazione computerizzata influente sugli organi di stampa, allora renderebbero esplicito l'intento di favorire manovre poco chiare drogando il funzionamento dei mercati a vantaggio delle grandi multinazionali finanziarie che prosperano sulle bolle speculative (cioè farebbero una pura e semplice operazione di potere). In ambo le ipotesi , peraltro, vogliono far credere agli italiani, che contano solo le intenzioni legislative dichiarate e sono irrilevanti gli effetti concreti provocati dalle leggi approvate. Ciò è un grave errore di principio e di pratica, dato che non migliorare le regole di continuo imbriglia in modo crescente lo sviluppo reale del paese. Appunto per questo occorre evitare l'approvazione della proposta di riforma costituzionale che – come prova l'esame del testo – peggiorerebbe l'impianto istituzionale, non toccherebbe la struttura della spesa pubblica, accentrerebbe lo Stato umiliando la sovranità del cittadino. Il contrario del rilancio dei servizi pubblici e dell'economia. Restando per ora alla Costituzione vigente, si eviterebbe il peggio, si sconfiggerebbe la linea delle riforme a casaccio e si rafforzerebbe l'esigenza di riforme fondate sul confronto del merito dei problemi e non sullo spettacolo.
In sostanza, il ricorrere agli scenari apocalittici corrisponde all'idea che illudere pesi di più del costruire e che il clima dell'illusione si crei con gli effetti immaginifici a prescindere dal merito della proposta di revisione costituzionale. I disperati del Sì vorrebbero greggi da comandare e non cittadini sovrani da rappresentare.
Raffaello Morelli - Comitato NO al peggio
Italia
lunedì 29 agosto 2016
La gabella (retroattiva) sui contrassegni, ultimo esempio della mancata "rivoluzione grillina" livornese
Dunque entro fine mese chi ha un contrassegno in deroga per le zone ZTL/ZSC è chiamato a pagare una gabella aggiuntiva e pure retroattiva.
Per carità, l'illegalità delle leggi tributarie retroattive sancita dallo Statuto del Contribuente è disinvoltamente violata periodicamente e indipendentemente dal colore del governante di turno, e anche se la gabella sui contrassegni non è ufficialmente tributo, ma in pratica lo è, il principio è comunque sano e rispettoso dei diritti del cittadino anche esulando dai meri rapporti tributari.
Quindi il grillismo livornese, con buona pace delle declamate istanze "rivoluzionarie", ripercorre almeno in questo frangente vecchie vie della da lui vituperata vecchia politica.
Immaginiamo cosa sarebbe accaduto se un'Amministrazione di colore diverso avesse stabilito,come fatto a Livorno, un aumento secco, mediamente di 92,00€, come questo : probabilmente si sarebbe scomodato Grillo stesso con occhi strabuzzanti e bava alla bocca gridando, motivamente, allo scandalo.
Dirà il solerte funzionario, quello che sembra governare veramente Livorno in questi anni di disarmante debolezza della politica,che l'aumento è stato deliberato l'8 marzo 2016 (quindi prima del termine per pagare il rinnovo dei contrassegni posto a fine marzo) ma ciò non toglie che all'anno già iniziato ci si riferisca e che vi sia chi ha pagato anche prima della data della fatidica delibera.
Arzigogoli burocratici a parte viene comunque messo in discussione quel rapporto di rispetto dovuto al cittadino e che dovrebbe anche agevolare una certa fiducia in chi Amministra : a partita in corso,invece, si cambiano retroattivamente e a proprio vantaggio le regole pattuite, come se fosse lecito affittare una casa a qualcuno per un anno e poi,verso marzo, stabilire che si vuole l'aumento del canone ed esigerlo retroattivamente e per il resto del periodo per il quale si era pattuito diversamente (concedendo,nel caso dei contrassegni,al suddito-cittadino la facoltà,bontà loro,di restituire il tagliando ricevendo una quota di rimborso).
In perfetta linea di continuità con le precedenti Amministrazioni,poi, si continua a usare ipocritamente la definizione di "rimborso" applicata alla gabella sui tagliandi .
Treccani così spiega il verbo rimborsare: "il fatto di venire rimborsato di quanto si è speso".
Se nessuno in passato si è degnato di spiegare quali voci determinassero i costi dei tagliandi (ovviamente,essendo semplicemente un corrispettivo ) , come spiega questa Amministrazione,per vocazione politica teoricamente dedita alla massima trasparenza, questa voce e più che altro l'enorme aumento a freddo praticato?
Ovvero,quali aumenti hanno inciso così drammaticamente e repentinamente sui già misteriosi costi da "rimborsare" da portare, in media, da 58,00€ a150,00€ il costo?!
E' chiaro che non vi è risposta al quesito perchè si tratta semplicemente di manovre di cassa e di corrispettivi richiesti : a Lucca schiettamente definiti "tariffe" e a Pisa,tanto per fare due esempi vicini,altrettanto chiaramente "acquisto".
Chissà, forse i sudditi avrebbero preferito essere trattati come cittadini,sentendosi dire schiettamente che da qualche i soldi vanno presi e che,come storicamente avviene (anche in questo caso senza discontinuità con vecchie logiche) , è più facile farlo sulla massa che non può scappare o nascondersi.
E questo è solo il primo tempo,in attesa della "grande riforma" che non sembra contenere un progetto politico ma,ancora una volta,una pura e semplice logica ragionieristica.
Gadi Polacco*
* cittadino, liberale e imprenditore
giovedì 4 agosto 2016
L’IMBROGLIO DEL SI dei SEDICENTI MODERATI
Nella prima settimana di agosto si agita molto la galassia dei parlamentari di area popolare e verdiniana, eletti contro il PD, passati ad appoggiare il PD, oggi decisivi per la maggioranza di Renzi. Dichiarano a gran voce di sostenere il SI alla proposta di riforma costituzionale, in modo da far vedere a Renzi che senza il loro voto perderebbe il referendum. Pertanto esigono un ulteriore riconoscimento del rilievo governativo dei moderati.
Siamo rocciosi sostenitori del NO ma non ci turbiamo del diverso parere di altri (è il bello della convivenza civile). A patto però che siano convinti della validità della proposta nel merito (contenti loro…) . Invece l'area popolare e verdiniana neppure ci pensa alla questione del merito della proposta e senza infingimenti l'appoggia per una pura convenienze di potere. Così il loro comportamento è un inganno per i cittadini. L'inganno sta nel fatto che, per norma legale e per logica del vivere insieme, il referendum del prossimo autunno è esclusivamente un quesito per scegliere se respingere od accettare la proposta di revisione costituzionale, non è un'elezione politica. Quindi non c'entrano nulla le convenienze politiche di potere, tanto più se espresse in nome dei moderati.
Una politica moderata lo è nelle idee e nei comportamenti. Nelle idee perché rifugge gli eccessi ideologici, statalisti, comunitari e privilegia il quieto vivere senza escludere il cambiare con cautela. E nei comportamenti perché non usa le imposizioni, non ama il leader sul cavallo bianco, evita i colpi di testa, esclude l'arbitrio fatto sistema, non cerca i meccanismi istituzionali confusi governati da burocrazie e clan. Tutti questi equilibri sono violati dal mischiare il referendum costituzionale di autunno con una sorta di elezione per il potere politico. Per il semplice motivo che nel referendum costituzionale il metro è il testo della proposta su cui si vota e non contano le intenzioni dichiarate di chi ha deciso il testo in Parlamento. Certo, il miscuglio sta bene a questi sedicenti moderati. Perché se ci si basa sul merito del testo, è impossibile negare il forte peggioramento della Costituzione indotto dalla proposta; mentre basandosi sulle intenzioni dichiarate, sparisce il significato del referendum come puntuale mezzo di scelta dato ai cittadini e si può usare la selva delle promesse di governo annunciate con enfasi e concepite in chiave plebiscitaria.
Mischiare referendum ed elezioni politiche non è un errore per specialisti, è un grave danno alla sovranità dei cittadini. Perciò i motivi del SI addotti dai sedicenti moderati di area popolare e di Verdini sono un imbroglio politico. Tutti i cittadini (liberali, conservatori, progressisti e anche i moderati) hanno interesse a che il conflitto politico democratico per convivere si svolga sempre nel rispetto delle norme vigenti. E il referendum secondo l'art. 138 riguarda solo il merito della proposta, non le intenzioni.
Raffaello MORELLI
Comitato NO AL PEGGIO