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lunedì 24 aprile 2017

I cattolici chiusi e il ddl sul biotestamento












Un commento pubblicato sul giornale on line Formiche.net .

Considero fisiologico che Formiche.net, periodico di cultura  cattolica, dia spazio alle critiche circa l'approvazione alla Camera del disegno di legge 2801 in tema di Consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento sanitario. Ma spero che sia  dato spazio anche ad una confutazione di quelle critiche in chiave liberale e laica, nel nome dei criteri cardine del convivere emersi da secolari dati sperimentali, innegabili senza fare regredire la conoscenza. Toccherò due punti.

Il primo è la posizione del filosofo Benedetto Ippolito che attacca la concezione del ddl  in quanto  legittimazione "suprema della volontà individuale …..che  assicura alla "libertà" un onere decisionale così largo ed assoluto". In questo modo, osserva, " di reale vi è soltanto la libertà, ossia che una persona è tale solo perché si autodetermina…Il punto è che la libertà di cui si accentua in tal modo la portata individualistica non esiste realmente in questa forma in nessun soggetto umano".  E' dunque evidente che Ippolito si oppone alla libertà quale metodo individuale di convivenza civile, il che, a parte gli effetti sul vivere insieme e l'apoditticità delle parole finali, è una convinzione legittima da misurare nei fatti. Solo che Ippolito  inizia subito dopo a distorcere il senso della libertà individuale, partendo sì da asserzioni perfino ovvie ("La libertà concreta si sviluppa dentro la vita e non al di sopra di essa. Nel suo essere è la possibilità di conoscere e decidere di sé alcune cose, ma non tutto. ")   ma per compiere subito una drastica virata  ("la salute e il dolore  non dipendono per nulla da quello che desideriamo e vogliamo,…. sicuramente non decidiamo come e quando nascere, e perciò non possiamo decidere come e quando morire") introducendo poi quasi distrattamente (" possiamo  essere uccisi dalla libertà altrui e possiamo uccidere gli altri con la nostra libertà e possiamo anche decidere tragicamente di suicidarci…questi atti sono possibili,  ma non sono eticamente giustificati e giustificabili…")  una impostazione dalle conseguenze dirigiste, cioè che  sovrappone alla libertà individuale nel conoscere l'etica avulsa dal  concetto di individuo e di sperimentazione.  Tanto è  che Ippolito conclude  " questa legge  è sbagliata  perché assolutizza in modo utopico un'idea falsa di libertà che non produce nulla....Il biotestamento  è  il risultato … di una civiltà che opta per non capire il senso ontologico e metafisico della libertà: un materialismo .. che segnala una totale rottura … con l'intera storia dell'umanesimo occidentale".

Una simile conclusione non corrisponde ai fatti reali (somiglia al dire che i ridottissimi rischi del vaccinarsi prevalgono sui grandissimi vantaggi). La legge sul biotestamento non impone  nulla, si limita ad applicare l'idea concretissima  di affidare al cittadino la libertà di scelta sulla propria salute invece che alle scelte di qualche casta, seppur di alto livello. Vale a dire l'esatto opposto della verità utopica e in particolare di quell'ossimoro logico della cosiddetta libertà di riconoscere la verità. Insomma, la legge in questione è un'idea  concreta di libertà operativa, che ha prodotto tantissimo e non è per niente falsa e metafisica. Il suo carattere deriva non da teorie o  concezioni personali, bensì da secoli di esperienza vissuta e dagli sforzi umani per conoscere a passo a passo. Anzi, sarebbe questo il senso delle parole iniziali di Ippolito "la libertà concreta si sviluppa dentro la vita ". Ma lui scrive che il ddl 2801 è una totale rottura con l'umanesimo occidentale, mostrando un assoluto determinismo impositivo, contrario al metodo della falsificazione (e quindi del tutto antiscientifico). E inoltre la non consapevolezza degli sviluppi dell'umanesimo occidentale, inseparabile dalla centralità umana e perciò arrivato a scoprire l'importanza decisiva della  diversità individuale per conoscere sempre di più i meccanismi della realtà. Perciò si deve riaffermare che, senza tale umanesimo, arretrano le condizioni di vita di una società.

La  seconda confutazione delle critiche al ddl sul biotestamento, riguarda il Convegno del Centro Studi Livatino. Il Prof. Gambino, Presidente di Scienza e Vita,  ha lì sostenuto che prevedere l'interruzione del trattamento equivale a metter fuori dal sistema sanitario coloro che vorrebbero continuare a vivere ma, con il nuovo sistema, non avrebbero più il medico che li assiste , quindi diverrebbero un peso sociale e indotti a farsi da parte. Ma il ddl 2801 non prevede una interruzione di trattamento contro la volontà del paziente. E fare gli untori della paura dell'esclusione sociale non è davvero un esempio di razionalità civile (come del resto la denuncia di una insussistente attenzione ipertrofica sul consenso informato oppure il richiamo allo spauracchio dell'eutanasia di cui il ddl non tratta). Allo stesso Convegno, l'ex sottosegretario Mantovano ha criticato il richiamo del ddl all'art. 13 della Costituzione ("la libertà personale è inviolabile") e si è preoccupato per il futuro dei sanitari.  Le nuove norme sarebbero uno spartiacque per la professione: i medici potranno  venire attaccati per le scelte di cura  e il diverso rapporto con il paziente indebolirà il libero esercizio professionale. Invece va ribadito che il richiamo è ineccepibile  dal momento che la gestione del proprio corpo non spetta a nessun altro con la scusa della di lui maggior preparazione tecnica sui meccanismi corporei. Non riconoscere  con artifizi vari che siffatta gestione tocca al cittadino interessato, significa restare ad una concezione passatista restia a considerare l'individuo l'elemento centrale della vita. Non esiste alcun spartiacque per la professione medica. Un medico è sempre stato un supporto forte per consentire di vivere la vita che ciascuno sceglie. Purché il paziente accetti la terapia. Al medico non spettano funzioni sostitutive della volontà del paziente, che, prive del consenso, sono inaccettabili  in una società libera da privilegi castali all'autorità di esperti.   Le corporazioni si sono dimostrate una via inadatta allo sviluppo civile, appunto perché la libertà concreta si sviluppa entro la vita diversificata e variabile della convivenza tra i cittadini individui, verificabile attraverso i risultati ottenuti. E l'impianto del ddl 2801, a parte dettagli limabili, nel complesso corrisponde bene  a queste esigenze di libertà.

Raffaello Morelli


MI
Italia

giovedì 23 febbraio 2017

E' giusto che lo Stato rispetti la legge 194



Il provvedimento dell'Ospedale S. Camillo, condiviso dalla Regione Lazio, per assumere medici non obiettori, è il primo ad affrontare un problema non rinviabile. Cioè la diffusissima pratica degli antiabortisti di ostacolare la scelta delle donne di interrompere la propria gravidanza mediante il far sì che le strutture sanitarie pubbliche non siano in grado di effettuarla, nonostante la legge 194/78 preveda che siano tenute a farla.

E' una questione centrale nella convivenza. Che gli antiabortisti cattolici, guidati dall'Ufficio Salute della Conferenza Episcopale, affermino che il San Camillo snatura la 194, è un legittimo manifestare una convinzione religiosa. Che il Ministro competente finga di non capire il problema e discetti se la 194 preveda lo specifico tipo di selezione del personale senza preoccuparsi di come risolvere il fatto che la Regione Lazio non era in grado di assicurare l'interruzione di gravidanza a tutte le richiedenti, è cosa inaccettabile sotto il profilo del corretto funzionamento di strutture istituzionali che vogliano imperniarsi sul cittadino.

La legge sull'ivg è una tipica legge che da alle donne una facoltà di scelta. Appunto per questo gli enti ospedalieri e le case di cura sono tenuti ad assicurare che presso di loro l'ivg possa essere  praticata. La Ministra Lorenzin non rispetta la normativa vigente quando, invece di interessarsi delle necessità sanitarie nel Lazio, va fuori tema affermando che l'obiezione di coscienza è un diritto dei singoli medici e che il S.Camillo discrimina. Esattamente la tesi degli antiabortisti per eludere il compito delle strutture pubbliche. L'affermazione della Ministra è la tipica idea illiberale di chi evoca diritti individuali  per impedire che lo Stato (i  singoli medici non c'entrano) eserciti la sua funzione pubblica di garantire i diritti di convivenza tra cittadini diversi. I liberali approvano che lo Stato eserciti i suoi compiti prescindendo da  tesi autoritarie di natura ideologica o religiosa.

 


venerdì 17 febbraio 2017

"Il sistema concordatario ingabbia il cittadino" , di Raffaello Morelli












E' possibile leggere , al seguente link, il testo della conferenza  tenuta da Raffaello Morelli ,

a cavallo delle due date-anniversario che ricordano i Patti Lateranensi 1929 e il Concordato 1984,

sul tema

" Il sistema concordatario ingabbia il cittadino "


giovedì 26 gennaio 2017

Vaccinazioni : il Sindaco non tenti di cavalcare paure irrazionali e passatiste

La scelta della Giunta Regionale Toscana di proporre al Consiglio una legge per fare  dell'essere vaccinati un requisito obbligatorio per l'iscrizione a nidi e materne, è una scelta corretta nell'ambito delle sue competenze costituzionali. Definendo questa scelta "una forzatura insopportabile"  il Sindaco Nogarin tenta di cavalcare le paure irrazionali e passatiste di quelle famiglie che non si fidano dei vaccini perché non darebbero sicurezza assoluta e che perciò rifiutano le risultanze mediche sperimentali pur tese a far crescere mediante la vaccinazione il livello delle garanzie sanitarie nella convivenza.  Queste persone agitano irresponsabilmente la bandiera della loro libertà senza tener conto che nella convivenza il far praticare ai bambini stili di vita a rischio sanitario accresce in modo significativo i rischi  di tutti gli altri bambini.  La dichiarazione del Sindaco Nogarin non solo non corrisponde  ai suoi compiti di responsabile della salute a Livorno, ma lo schiera tra i sostenitori di concezioni illiberali, che , invece di curarsi dei rapporti di convivenza,  ripetono  gli strilli di gruppi autoesaltati nei riti della purezza organica da preservare dalle cure mediche frutto dalla pratica della vita.

Liberali Livorno



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Federazione dei Liberali - Livorno
www.liberalivorno.blogspot.com

lunedì 9 gennaio 2017

Attentato a Gerusalemme e festeggiamenti a Gaza : il silenzio del Comune di Livorno

Da Liberali non pensiamo che gli Enti Locali debbano occuparsi di politica estera ma visto che al Comune di Livorno,non da oggi, questa velleità sembra aver radici (ricordiamo da ultimo il libro delle condoglianze per quel grande democratico che è stato Fidel Castro....), il silenzio circa l'attentato di Gerusalemme (un palestinese  ha ucciso quattro israeliani peraltro con modalità che ci rimandano al terrorismo che ormai viviamo anche in Europa) parallelamente ai festeggiamenti a Gaza ci pare deprecabile.
Ricordiamo,ulteriormente, che il nostro Comune ha votato, nel corso del presente mandato,una delibera nella quale si impegnava a "rinverdire" l'antico gemellaggio con la città israeliana di Bat Yam (ma niente si è visto) e apriva l'iter,nonostante la dittatura vigente di Hamas nell'area, per un qualcosa di analogo con Gaza.
Per carità, i gemellaggi ci appaiono ormai cosa del passato, strumenti da dopoguerra europeo e "cortina di ferro" serviti più per mandare in giro delegazioni che altro, ma visto che ci sono richiederebbero atti coerenti (il primo dei quali consisterebbe nell'annullarli tutti).
Nel caso specifico l'atto coerente sarebbe stato quello di condannare  senza remore l'attentato e deprecare gli squallidi festeggiamenti messi in scena a Gaza per mano di Hamas.
Sarebbe.....

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Federazione dei Liberali - Livorno
www.liberalivorno.blogspot.com

mercoledì 21 dicembre 2016

lunedì 5 dicembre 2016

Un NO costituzionale che non autorizza scorciatoie







I liberali sono molto lieti che i cittadini italiani abbiano partecipato in grande numero al voto referendario ed abbiano espresso la chiara volontà di voler riappropriarsi della sovranità che la proposta di riforma Renzi Boschi voleva ridurre stabilmente.
Questo giudizio assai positivo dei liberali sull'esito del referendum non consente peraltro di attribuire a quest'esito un significato che non ha e non può avere. E' invalicabile la differenza costituzionale tra il referendum (che attiene solo a un quesito relativo ad una legge votata in parlamento) e le elezioni politiche (che consentono attraverso il voto sulle liste di formare la rappresentanza parlamentare dei cittadini). Pertanto è inaccettabile far derivare dal NO la scelta di governi tecnici, dei M5S, della Lega o di altre cose analoghe. Per riportare il cittadino al centro della politica è indispensabile costruirla confrontandosi sui problemi reali. Del resto, il fatto che Renzi abbia aperto un'altra crisi extraparlamentare, non esclude affatto il rinvio al Parlamento, dove il PD e Renzi hanno ancora la maggioranza e dovranno dire cosa sono disposti a fare insieme agli altri (e non attraverso gli strappi per loro finora abituali). La scorciatoia dell'agitare bandiere senza preoccuparsi di definire le cose da fare aavvero, non è utile alla libera convivenza.