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lunedì 28 novembre 2016

Comune di Livorno e registro condoglianze per il dittatore Castro : al ridicolo non c'è mai fine...

Il Comune di Livorno ha comunicato di aver istituito un "registro delle condoglianze per la morte del Comandante Fidel Alejandro Castro Ruz.".
Se non si trattasse di un dittatore protagonista di tragici decenni della storia recente l'iniziativa sarebbe anche simpatica.
Purtroppo però è, ci sia permesso il gioco di parole, tristemente ridicola.
Il vezzo di occuparsi dei fatti del mondo, occorre dirlo sinceramente, pare essere un complesso assai diffuso,non da oggi, negli enti locali che si sentono evidentemente "grandi" occupandosi di politica estera.
A Livorno, infatti, si ricorda ancora quella Circoscrizione che dalla sede di Corso Amedeo ebbe a "intimare", con nulli risultati,alla Tatcher il ritiro dalle Isole Falkland o Malvinas che dir si voglia.
Oggi si replica, sulla scia di iniziative che sembrano anche indirizzate a distrarre, seppur anche per poco, l'opinione pubblica dai grandi problemi della città dinanzi ai quali anche l'Amministrazione corrente arranca.

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Federazione dei Liberali - Livorno
www.liberalivorno.blogspot.com

mercoledì 26 ottobre 2016

Referendum : le quattro ragioni del NO

Si riporta l'articolo di Raffaello Morelli pubblicato domenica 23 ottobre  da IL TIRRENO.


Desidero accogliere l'auspicio del primo fondo del Direttore: il Tirreno vuol fornire strumenti di analisi e di comprensione sul referendum.  Perciò ricordo che da oltre quattro mesi il nostro Comitato (sito www.perlelibertanoalpeggio.it ) ha lanciato  il manifesto "Per le libertà dei cittadini NO AL PEGGIO" e che è giorno per giorno confermato dai  comportamenti dai sostenitori del Sì. Innanzitutto, il NO alla proposta di riforma costituzionale è un giudizio nel merito di una riforma pericolosamente negativa. Non c'entrano niente renzismo ed antirenzismo. La Costituzione deve essere adeguata per dare più poteri ai cittadini e non stravolta con piglio autoritario per diminuirli.

Abbiamo indicato quattro ragioni generali di merito. Primo, la proposta di riforma cancella il bilanciamento dei poteri, accentrando  tutto nel Governo e nella figura del suo Capo, con un sistema autoritario senza contrappesi. Secondo, la proposta di riforma non supera affatto il bicameralismo, ma lo manipola in modo confuso, contorto e contradittorio, sottraendo sovranità al cittadino, affidando le nomine dei senatori alle Regioni, pur esse fonte di malgoverno e corruzione, senza permettere di dare indirizzi ai nominati, dunque il Senato neppure rappresenterà le Regioni. Terzo, la proposta di riforma è stata approvata da un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale e riproduce, aggravandole, quelle stesse ragioni di incostituzionalità, cioè parlamentari scelti dai padroni dei partiti anziché dai cittadini. Quarto, la proposta di riforma peggiora la Costituzione vigente, perché diminuisce la capacità di rispondere ai bisogni di libertà del cittadino e complica le istituzioni.  Tali quattro ragioni generali di merito derivano da un confronto comma per comma tra la Costituzione vigente e la proposta di riforma, accompagnato da specifiche valutazioni, che è reperibile sul sito con un pdf da scaricare. Ogni cittadino può leggerlo da sé.

Insomma, riformare la Costituzione non significa cambiarla tanto per cambiarla, come vorrebbero i sostenitori del Sì. I quali enunciano solo le intenzioni mirabolanti  sulle cose che dicono di voler fare, non entrano mai nel merito della loro proposta di riforma e, disperati,  favoleggiano che la vittoria del No farebbe perdere all'Italia credibilità internazionale. A parte che, nelle ultime settimane, anche i quotidiani internazionali, in testa il Financial Times, danno giudizi negativi sulla proposta Renzi Boschi, la questione essenziale è che la credibilità deriva dalla capacità effettiva e non parolaia di affrontare i problemi reali. Cosa impossibile concependo la Costituzione come un'insalata di  formule magiche per drogare i cittadini con le speranze. La Costituzione deve essere un insieme coerente di regole per costruire il quadro del relazionarsi  tra cittadini sovrani. Le intenzioni,  praticando le formule magiche, eludono il come costruire davvero tali regole e, intanto, peggiorano nel profondo quelle   esistenti, rendendo così più difficile relazionarsi.

E' ridicolo preoccuparsi dei destini di Renzi, quando sono in ballo  quelli dei cittadini.


lunedì 19 settembre 2016

20 Settembre 1870 / 20 Settembre 2016 : una corona celebrativa della laicità civile









Martedì 20 settembre 2016,anniversario della Breccia di Porta Pia, in Piazza XX Settembre alle ore 11,00, quattro associazioni livornesi – Circolo Einaudi, Circolo Modigliani, Livorno delle Diversità e UAAR – deporranno una corona ai piedi della targa celebrativa per confermare che i  valori della laicità civile, alla prova dell'esperienza storica,  sono il sistema più efficace per far evolvere le condizioni di vita dei diversi cittadini nel convivere. 

 

Laicità civile  è affidarsi alla libertà dei singoli cittadini che scelgono confliggendo democraticamente sui fatti. Ciò costituisce l'alternativa più profonda al far dipendere iniziative e modifiche alle regole istituzionali  da un'autorità sovrastante a vario titolo  la libertà del cittadino. Per governare e convivere occorrono istituzioni e politiche tolleranti, rispettose, non rigide, dedite a ridurre le sacche di illibertà. Perciò, per evolvere con rapidità ed efficacia restando alla realtà dei fatti, va evitata ogni commistione tra lo Stato che struttura la convivenza e religioni. Le istituzioni vanno improntate alla neutralità, anche rispetto alle ideologie, alle elites, ai tecnocrati, e conservate efficienti nel tempo. Per riuscirvi non basta sviluppare in ogni  individuo la mentalità improntata al dubbio come strumento per esercitare il proprio spirito critico. Occorre altresì impegnarsi per far sì che le strutture istituzionali consentano e favoriscano di continuo la pratica di quella mentalità, evitando di affidarsi all'autorità o alla misericordia al di fuori della sfera religiosa. 

Lo scopo della laicità civile non è il proselitismo (massificante in sé) né l'opporsi alla propensione religiosa bensì il potenziare la pratica della libertà dei rapporti interpersonali tra diversi accrescendo il peso della politica delle idee nel dibattito pubblico, oggi ridotto a scontri tra gruppi di potere. 





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Federazione dei Liberali - Livorno
www.liberalivorno.blogspot.com

lunedì 5 settembre 2016

L'apocalisse evocata dai disperati del Sì - di Raffaello Morelli

La disperazione per  la proposta di revisione costituzionale che avrebbe dovuto essere una cavalcata trionfale ed invece  trova ostacoli sempre più   insuperabili, ha indotto i fautori del Sì ad inventarsi uno scenario apocalittico innescato dalla vittoria del NO al referendum. L'Italia perderebbe la sua credibilità internazionale perché  incapace di fare le riforme  in campo istituzionale ed economico.  Certo, la disperazione  è cattiva consigliera, ma questa invenzione  tocca l'assurdo, andando perfino oltre il solito manipolare governativo via TV e stampa.  In un colpo solo  trascura l'essenziale ( che, al referendum d'autunno, è discutere nel merito del quesito) e imbastisce una favola priva di riscontri,  che  ridicolizza l'Italia.

E' una favole perché a livello internazionale chiedono  da molti anni all'Italia non coreografie e cortine fumogene bensì cambiamenti reali  di struttura che assicurino il rilancio dei servizi pubblici e dell'economia (cose che la proposta non affronta,   per affidarsi solo al governo ed escludere i cittadini). Questo se,  per livello internazionale, i disperati del Sì  intendessero le organizzazioni tipo UE, BCE, FMI. Se poi volessero riferirsi alle borse e alla finanza di speculazione computerizzata influente sugli organi di stampa, allora renderebbero esplicito l'intento di favorire manovre poco chiare drogando il funzionamento dei mercati a vantaggio delle grandi multinazionali finanziarie che prosperano sulle bolle speculative (cioè farebbero una pura e semplice operazione di potere). In ambo le ipotesi , peraltro, vogliono far credere agli italiani, che contano solo le intenzioni legislative dichiarate e sono irrilevanti gli effetti concreti  provocati dalle leggi approvate. Ciò è un grave errore  di principio e di pratica, dato che non migliorare le regole di continuo imbriglia in modo crescente lo sviluppo reale del paese. Appunto per questo occorre evitare l'approvazione della proposta di riforma costituzionale che ­– come prova l'esame del testo  – peggiorerebbe l'impianto istituzionale, non toccherebbe la struttura della spesa pubblica, accentrerebbe lo Stato umiliando la sovranità del cittadino. Il contrario del rilancio dei servizi pubblici e dell'economia. Restando per ora alla Costituzione vigente, si eviterebbe il peggio, si sconfiggerebbe la linea delle riforme a casaccio e si rafforzerebbe l'esigenza di riforme fondate sul confronto del merito dei problemi e non sullo spettacolo.

In sostanza, il ricorrere agli scenari apocalittici corrisponde all'idea che illudere pesi di più del costruire e che il clima dell'illusione si crei con gli effetti immaginifici a prescindere dal merito della proposta di revisione costituzionale. I disperati del Sì vorrebbero greggi da comandare e non cittadini sovrani da rappresentare.

Raffaello Morelli  -  Comitato NO al peggio

MI
Italia

lunedì 29 agosto 2016

La gabella (retroattiva) sui contrassegni, ultimo esempio della mancata "rivoluzione grillina" livornese

Dunque entro fine mese chi ha un contrassegno in deroga per le zone ZTL/ZSC è chiamato a pagare una gabella aggiuntiva e pure retroattiva.

Per carità, l'illegalità delle leggi tributarie retroattive sancita dallo Statuto del Contribuente è disinvoltamente violata periodicamente e indipendentemente dal colore del governante di turno, e anche se la gabella sui contrassegni non è ufficialmente tributo, ma in pratica lo è, il principio è comunque sano e rispettoso dei diritti del cittadino anche esulando dai meri rapporti tributari.

Quindi il grillismo livornese, con buona pace delle declamate istanze "rivoluzionarie", ripercorre almeno  in questo frangente vecchie vie della da lui vituperata vecchia politica.

Immaginiamo cosa sarebbe accaduto se un'Amministrazione di colore diverso avesse stabilito,come fatto a Livorno, un aumento secco, mediamente di 92,00€, come questo : probabilmente si sarebbe scomodato Grillo stesso con occhi strabuzzanti e bava alla bocca gridando, motivamente, allo scandalo.

Dirà il solerte funzionario, quello che sembra governare veramente Livorno in questi anni di disarmante debolezza della politica,che l'aumento è stato deliberato l'8 marzo 2016 (quindi prima del termine per pagare il rinnovo dei contrassegni posto a fine marzo) ma ciò non toglie che all'anno già iniziato ci si riferisca e che vi sia chi ha pagato anche prima della data della fatidica delibera.

Arzigogoli burocratici a parte viene comunque messo in discussione quel rapporto di rispetto dovuto al cittadino e che dovrebbe anche agevolare una certa fiducia in chi Amministra : a partita in corso,invece, si cambiano retroattivamente e a proprio vantaggio le regole pattuite, come se fosse lecito affittare una casa a qualcuno per un anno e poi,verso marzo, stabilire che si vuole l'aumento del canone ed esigerlo retroattivamente e per il resto del periodo per il quale si era pattuito diversamente (concedendo,nel caso dei contrassegni,al suddito-cittadino la facoltà,bontà loro,di restituire il tagliando ricevendo una quota di rimborso).

In perfetta linea di continuità con le precedenti Amministrazioni,poi, si continua a usare ipocritamente la definizione di "rimborso" applicata alla gabella sui tagliandi .

Treccani così spiega il verbo rimborsare: "il fatto di venire rimborsato di quanto si è speso".

Se nessuno in passato si è degnato di spiegare quali voci determinassero i costi dei tagliandi (ovviamente,essendo semplicemente un corrispettivo ) , come spiega questa Amministrazione,per vocazione politica teoricamente dedita alla massima trasparenza, questa voce e più che altro l'enorme aumento a freddo praticato?

Ovvero,quali aumenti hanno inciso così drammaticamente e repentinamente sui già misteriosi costi da "rimborsare" da portare, in media, da 58,00€ a150,00€ il costo?!

E' chiaro che non vi è risposta al quesito perchè si tratta semplicemente di manovre di cassa e di corrispettivi richiesti : a Lucca  schiettamente definiti  "tariffe" e a Pisa,tanto per fare due esempi vicini,altrettanto chiaramente  "acquisto".

Chissà, forse i sudditi avrebbero preferito essere trattati come cittadini,sentendosi dire schiettamente che da qualche i soldi vanno presi e che,come storicamente avviene (anche in questo caso senza discontinuità con vecchie logiche) , è più facile farlo sulla massa che non può scappare o nascondersi.

E questo è solo il primo tempo,in attesa della "grande riforma" che non sembra contenere un progetto politico ma,ancora una volta,una pura e semplice logica ragionieristica.

Gadi Polacco*

* cittadino, liberale e imprenditore



giovedì 4 agosto 2016

L’IMBROGLIO DEL SI dei SEDICENTI MODERATI







Nella prima settimana di agosto si agita molto la galassia dei parlamentari di area popolare e verdiniana,  eletti contro il  PD, passati ad appoggiare il PD, oggi decisivi per la maggioranza di Renzi. Dichiarano a gran voce di sostenere il SI alla proposta di riforma costituzionale, in modo da far vedere a Renzi che senza il loro voto perderebbe il referendum. Pertanto esigono un ulteriore riconoscimento del rilievo governativo dei moderati.
Siamo rocciosi sostenitori del NO ma non ci turbiamo del diverso parere di altri (è il bello della convivenza civile). A patto però che siano convinti della validità della proposta nel merito (contenti loro…) . Invece l'area popolare e verdiniana neppure ci pensa alla questione del merito della proposta e  senza infingimenti l'appoggia per una pura convenienze di potere. Così il loro comportamento è un inganno per i cittadini. L'inganno sta nel fatto che, per norma legale e per logica del vivere insieme, il referendum  del prossimo autunno è esclusivamente un quesito per scegliere se respingere od accettare la proposta di revisione costituzionale, non è un'elezione politica. Quindi non c'entrano nulla le convenienze politiche di potere, tanto più se espresse in nome dei moderati.
Una politica moderata lo è nelle idee e nei comportamenti. Nelle idee perché rifugge gli eccessi ideologici, statalisti, comunitari e privilegia il quieto vivere senza escludere il cambiare con cautela. E nei comportamenti perché non usa le imposizioni, non ama il leader sul cavallo bianco, evita i colpi di testa, esclude l'arbitrio fatto sistema, non cerca i meccanismi istituzionali confusi governati da burocrazie e clan. Tutti questi equilibri sono violati dal mischiare il referendum costituzionale di autunno con una sorta di elezione per il potere politico. Per il semplice motivo che nel referendum costituzionale il metro è il testo della proposta su cui si vota e non contano le intenzioni dichiarate di chi ha deciso il testo in Parlamento. Certo, il miscuglio sta bene a questi sedicenti moderati. Perché se ci si basa sul merito del testo, è impossibile negare il forte peggioramento della Costituzione indotto dalla proposta; mentre basandosi sulle intenzioni dichiarate, sparisce il significato del referendum come puntuale mezzo di scelta dato ai cittadini e si può usare la selva delle promesse di governo annunciate con enfasi e concepite in chiave plebiscitaria.
Mischiare referendum ed elezioni politiche non è un errore per specialisti, è un grave danno alla sovranità dei cittadini. Perciò i motivi del SI addotti dai sedicenti moderati di area popolare e di Verdini sono un imbroglio politico. Tutti i cittadini (liberali, conservatori, progressisti e anche i moderati) hanno interesse a che il conflitto politico democratico  per convivere si svolga sempre nel rispetto delle norme  vigenti. E il referendum secondo l'art. 138 riguarda solo il merito della proposta, non le intenzioni.
Raffaello MORELLI
Comitato NO AL PEGGIO

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venerdì 29 luglio 2016

Al Sindaco Nogarin la solidarieta' dei Liberali livornesi

‎La speranza e' ovviamente quella che si tratti di un gesto sconsiderato ma, comunque sia, e' inaccettabile l'uso della tentata intimidazione nel dibattito politico.
Non vi possono essere quindi tentennamenti, pur nella diversita' delle opinioni su tanti argomenti,nel porgere al Sindaco la nostra solidarieta' a fronte della minacciosa lettera anonima pervenutagli.
Liberali Livorno