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martedì 19 settembre 2017

Una corona per il XX settembre











Essendo  un periodo di lutto per la tragica alluvione della settimana scorsa, quest'anno celebriamo l'anniversario della presa di Porta Pia (il 147 esimo) depositando semplicemente, alle 12,00 di mercoledì , una corona sotto la lapide in piazza XX settembre a Livorno. Un atto per ricordare un evento del passato portatore di un'indicazione sempreverde per oggi e per domani. Allora si pose fine al potere temporale che non voleva riconoscere la laicità del Regno, oggi il potere temporale non esiste più ma continua ad esserci pervasivo il conformismo, in specie di certe interpretazioni religiose e ideologiche, che concepisce il cittadino come un suddito dei detentori del potere e che non vuole istituzioni laiche imperniate sul cittadino sovrano nella sua autonoma diversità. La laicità istituzionale è la massima garanzia del responsabile funzionamento della cosa pubblica nell'affrontare i problemi della vita quotidiana, strettamente connessi  alla manutenzione preventiva delle  condizioni  territoriali dei luoghi abitati. 

Circolo Modigliani, Circolo Einaudi, Livorno delle Diversità, UAAR

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venerdì 15 settembre 2017

Una solidarietà civile non occasionale



La tragedia degli straripamenti e delle otto vittime dei giorni scorsi ha molto opportunamente indotto la Fondazione Livorno e la sua controllata per le Arti e la Cultura ad annullare l'edizione 2017 del Festival sull'Umorismo, destinando le relative somme, stanziate e non ancora spese, ad interventi a favore delle famiglie più bisognose colpite dal cataclisma. 

Come è ovvio, va molto apprezzato  questo aiuto nel nome della  concreta solidarietà civile, sotto la drammatica urgenza meteorologica. Crediamo peraltro che alla solidarietà civile non si debba ricorrere solo in simili contingenze. Occorre una solidarietà civile praticata di continuo per affrontare i problemi della vita quotidiana, che sono assai connessi – non separati – alle condizioni territoriali dei luoghi abitati. E' assurdo ritenere, come avvenuto fin qui, che il mantenimento della sicurezza ambientale non rientri nei normali vincoli, anche economici, cui destinare le risorse ordinarie dei bilanci annuali delle Istituzioni (e nella misura consigliata dall'esperienza storica e dai costanti monitoraggi sulle effettive condizioni delle strutture esistenti e di cui è prevedibile la pericolosa carenza). Questo tipo di solidarietà civile  si compenetra strettamente con l'aiuto ai disagiati ed opera per prevenirne l'estensione e l'aggravamento.

Pertanto il Circolo Einaudi auspica che la Fondazione Livorno – che è una  realtà cittadina molto importante in termini economici e che è già impegnata nel campo della solidarietà tradizionale – rifletta  sull'estenderla stabilmente a quella civile, riservando dal 2018 la cospicua somma annua destinata al Festival sull'Umorismo (circa 360 mila euro) ad impieghi che tocchino la città non tanto con l'effimero bensì con la concretezza  richiesta dalle condizioni strutturali, di reddito, di rapporti umani ed alle loro urgenti necessità operative a cominciare dai centri stabili di scambio culturale.


Circolo Luigi Einaudi, Livorno

lunedì 28 agosto 2017

Per un arredo laico nel Porto di Livorno

Esprimi  anche  TU   il  gradimento  sui  vari  progetti finalisti

votando nei luoghi livornesi ove i progetti sono esposti oppure votando on line sul sito di Livorno delle Diversità.

 

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Italia

domenica 25 giugno 2017

100 nomi per combattere il populismo





Va di gran moda disperarsi per il pericolo populista. Eppure il pericolo reale non è il populismo in sé ma ciò che lo provoca, cioè la pessima gestione pubblica. Tanti elettori esasperati sono disposti a tutto  pur di liberarsi di chi gestisce le istituzioni per sé e non per i cittadini. Per  combattere il populismo, occorre cominciare dal combattere la pessima gestione. Di cui un carattere grave è la mancanza di trasparenza. Che nasconde ai cittadini i dati per valutare il comportamento di chi li rappresenta e che intesse una cortina dietro cui può succedere ogni cosa.

Prendiamo una scadenza in corso, il salvataggio del Monte dei Paschi.  Di recente il governo italiano ha avuto il sospirato via libera UE per arrivare al fabbisogno di capitale del MdP stimato in 8,8 miliardi tramite una ricapitalizzazione preventiva di 6,6 miliardi senza violare il divieto di aiuti di Stato. Qui sorvolo sulle condizioni imposte dalla UE (conferma BCE della solvibilità MdP,  vendita di 26 miliardi di crediti deteriorati a circa un quinto del facciale per limitare le perdite aziendali,   tetto  di 10 al rapporto tra stipendi degli alti dirigenti MdP e quelli medi dei dipendenti), essendo aspetti tecnici pur importanti. Mi soffermo su un aspetto decisivo per il presente articolo. La somma di quanto erogato nell'ultimo decennio porta  il Tesoro a detenere oltre il 70% del capitale MdP. Nell'ottica liberale non entusiasma. Eppure il disastro economico fatto dai gestori della banca (targati sinistra, DS, Margherita e poi PD) avrebbe avuto conseguenze assai peggiori per tutti, se lo Stato non fosse intervenuto. La questione sta sul come i cittadini riescono a conoscere il mondo MPS di proprietà pubblica per tre quarti. E' un punto non eludibile nella prospettiva di combattere la  troppo opaca trasparenza. Perciò è urgente accogliere la richiesta di conoscere i primi cento debitori del MPS, avanzata da tempo dal Presidente della Toscana, dal Presidente dell'Associazione Bancaria e dall'economista Zingales. Con FI al Senato che ha detto no a votare la ricapitalizzazione preventiva senza conoscere già quei nomi.

Su tale richiesta c'è stato un fuoco di sbarramento fitto. Soro, dell'Autorità per la Privacy, PD cattolico chiuso,  ha sbandierato la necessità di non violare la riservatezza delle persone fisiche richiedenti un prestito. Con ciò confondendo  i cittadini qualunque con i massimi debitori di un istituto da salvare con i soldi dei cittadini. E due diversi  economisti su due quotidiani di impostazione contrapposta (in teoria), il Fatto e l'Inkiesta, hanno svolto considerazioni analoghe, in sostanza basate sul concetto che conoscere i nomi creerebbe capri espiatori, non coglierebbe le responsabilità dei bancari, non spiegherebbe il quadro economico generale degli avvenimenti. L'importante sarebbe identificare un quadro di responsabilità, anche se difficile quando i principali insolventi sono condivisi tra più istituti. Queste considerazioni non colgono che la richiesta dei 100 nomi grandi debitori non rientra nel polverone giustizialista per affidare ai giudici il compito di sciogliere i nodi penali. Non si capacitano che in un paese ove né le Regioni , né l'ABI, né gli economisti, né tanto meno i cittadini dispongono dei flussi in essere dei dati creditizi (disponibili invece per Banca d'Italia ed organi di vigilanza bancaria), la richiesta serve per dare agli italiani un quadro veritiero di come girano i meccanismi finanziari  e di quali sono le reti effettive di amicizie e di interessi. In altre parole la richiesta dei 100 nomi serve a dare quella trasparenza che non c'è e che è indispensabile quando il gestore è pubblico e si usano  soldi dei cittadini.  Le responsabilità penali non c'entrano. L'obiettivo è migliorare la capacità di giudizio degli elettori anche in assenza di reati. Nella democrazia liberale, il privato non ostacola il cittadino nell'esprimere il suo giudizio civile avendo la massima conoscenza dei fatti.

In materia di trasparenza, un passo avanti importante c'è stato nelle ultime ore con la legge istitutiva della bicamerale di indagine sulle banche. Comprenderà 20 senatori e 20 deputati, durerà un anno e alle sue indagini non sarà opponibile nessun segreto, né d'ufficio, né bancario, né professionale. Ciò in riferimento agli istituti in crisi o finiti in campo pubblico o già sottoposti a risoluzione. Dunque, l'ambito è molto più vasto della richiesta di conoscere i cento nomi dei grandi debitori di MPS. Tuttavia è un ambito assai più complesso, più specialistico e con tempi assai più lunghi (le conclusioni verranno dopo le elezioni politiche). Ne consegue che la bicamerale non intacca la richiesta sui cento grandi debitori di MPS. Che  è un tassello di rilievo nella capacità civile di comprendere ciò che avviene nei veri rapporti e nei reali comportamenti dei coinvolti. Tanti nomi sono circolati, sarebbe essenziale esser certi.

Tra i nomi circolati ne spiccano almeno due. La società Sorgenia della famiglia De Benedetti  ha lasciato 600 milioni di debito, inducendo MPS a  convertire i crediti in azioni dell'azienda e a gestirla (dunque una sorta di cessione programmata). E poi il gruppo Marcegaglia, di cui si dice sia il primo debitore MPS, per più di 2,1 miliardi.  Il gruppo Marcegaglia fa capo ai fratelli Emma e Antonio alla pari  , tra i quali Emma, la maggiore, dopo essere stata dal '04 al '12  vice e poi Presidente di Confindustria, è stata nominata Presidente ENI ad aprile '14  confermata  nel '17. In questo ruolo ha potuto presentarsi ai banchieri nella duplice veste di debitrice con l'acqua alla gola e di cliente da sogno. Nella  veste ENI, a primavera 2016, ha guidato le industrie pubbliche ad eleggere sul filo di lana il nuovo Presidente di Confindustria, subito schieratosi, grato, in appoggio alla proposta oligarchica di riforma della Costituzione voluta dal governo. In questa primavera, il gruppo Marcegaglia, in quanto industria italiana, ha fatto parte insieme alla Banca Intesa della cordata franco indiana cui il governo, i primi di giugno, ha assegnato la siderurgia ILVA, nonostante le ritrosie dell'Antitrust UE, il parere negativo dei tecnici e la presenza di un'altra offerta superiore. Le ragioni dell'operazione sono divenute subito chiare poiché il gruppo Marcegaglia sta per cedere gran parte della propria quota nella cordata alla Banca Intesa a scomputo del grosso debito. In conclusione, assegnare l'ILVA ha soddisfatto le esigenze finanziarie di una fedele seguace.

Si vede dunque che avere i nomi certi dei 100 grandi debitori del MPS serve non a cercare capri espiatori di reati inesistenti, bensì per rendere trasparenti,  quando lo Stato salva il MPS,  i criteri di gestione di quel mondo, i nomi coinvolti e il grado di credibilità di chi promette a parole rinnovamento e pulizia. I 100 nomi sarebbero un passo concreto per combattere il populismo e la disaffezione alla politica.

Raffaello Morelli

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lunedì 24 aprile 2017

I cattolici chiusi e il ddl sul biotestamento












Un commento pubblicato sul giornale on line Formiche.net .

Considero fisiologico che Formiche.net, periodico di cultura  cattolica, dia spazio alle critiche circa l'approvazione alla Camera del disegno di legge 2801 in tema di Consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento sanitario. Ma spero che sia  dato spazio anche ad una confutazione di quelle critiche in chiave liberale e laica, nel nome dei criteri cardine del convivere emersi da secolari dati sperimentali, innegabili senza fare regredire la conoscenza. Toccherò due punti.

Il primo è la posizione del filosofo Benedetto Ippolito che attacca la concezione del ddl  in quanto  legittimazione "suprema della volontà individuale …..che  assicura alla "libertà" un onere decisionale così largo ed assoluto". In questo modo, osserva, " di reale vi è soltanto la libertà, ossia che una persona è tale solo perché si autodetermina…Il punto è che la libertà di cui si accentua in tal modo la portata individualistica non esiste realmente in questa forma in nessun soggetto umano".  E' dunque evidente che Ippolito si oppone alla libertà quale metodo individuale di convivenza civile, il che, a parte gli effetti sul vivere insieme e l'apoditticità delle parole finali, è una convinzione legittima da misurare nei fatti. Solo che Ippolito  inizia subito dopo a distorcere il senso della libertà individuale, partendo sì da asserzioni perfino ovvie ("La libertà concreta si sviluppa dentro la vita e non al di sopra di essa. Nel suo essere è la possibilità di conoscere e decidere di sé alcune cose, ma non tutto. ")   ma per compiere subito una drastica virata  ("la salute e il dolore  non dipendono per nulla da quello che desideriamo e vogliamo,…. sicuramente non decidiamo come e quando nascere, e perciò non possiamo decidere come e quando morire") introducendo poi quasi distrattamente (" possiamo  essere uccisi dalla libertà altrui e possiamo uccidere gli altri con la nostra libertà e possiamo anche decidere tragicamente di suicidarci…questi atti sono possibili,  ma non sono eticamente giustificati e giustificabili…")  una impostazione dalle conseguenze dirigiste, cioè che  sovrappone alla libertà individuale nel conoscere l'etica avulsa dal  concetto di individuo e di sperimentazione.  Tanto è  che Ippolito conclude  " questa legge  è sbagliata  perché assolutizza in modo utopico un'idea falsa di libertà che non produce nulla....Il biotestamento  è  il risultato … di una civiltà che opta per non capire il senso ontologico e metafisico della libertà: un materialismo .. che segnala una totale rottura … con l'intera storia dell'umanesimo occidentale".

Una simile conclusione non corrisponde ai fatti reali (somiglia al dire che i ridottissimi rischi del vaccinarsi prevalgono sui grandissimi vantaggi). La legge sul biotestamento non impone  nulla, si limita ad applicare l'idea concretissima  di affidare al cittadino la libertà di scelta sulla propria salute invece che alle scelte di qualche casta, seppur di alto livello. Vale a dire l'esatto opposto della verità utopica e in particolare di quell'ossimoro logico della cosiddetta libertà di riconoscere la verità. Insomma, la legge in questione è un'idea  concreta di libertà operativa, che ha prodotto tantissimo e non è per niente falsa e metafisica. Il suo carattere deriva non da teorie o  concezioni personali, bensì da secoli di esperienza vissuta e dagli sforzi umani per conoscere a passo a passo. Anzi, sarebbe questo il senso delle parole iniziali di Ippolito "la libertà concreta si sviluppa dentro la vita ". Ma lui scrive che il ddl 2801 è una totale rottura con l'umanesimo occidentale, mostrando un assoluto determinismo impositivo, contrario al metodo della falsificazione (e quindi del tutto antiscientifico). E inoltre la non consapevolezza degli sviluppi dell'umanesimo occidentale, inseparabile dalla centralità umana e perciò arrivato a scoprire l'importanza decisiva della  diversità individuale per conoscere sempre di più i meccanismi della realtà. Perciò si deve riaffermare che, senza tale umanesimo, arretrano le condizioni di vita di una società.

La  seconda confutazione delle critiche al ddl sul biotestamento, riguarda il Convegno del Centro Studi Livatino. Il Prof. Gambino, Presidente di Scienza e Vita,  ha lì sostenuto che prevedere l'interruzione del trattamento equivale a metter fuori dal sistema sanitario coloro che vorrebbero continuare a vivere ma, con il nuovo sistema, non avrebbero più il medico che li assiste , quindi diverrebbero un peso sociale e indotti a farsi da parte. Ma il ddl 2801 non prevede una interruzione di trattamento contro la volontà del paziente. E fare gli untori della paura dell'esclusione sociale non è davvero un esempio di razionalità civile (come del resto la denuncia di una insussistente attenzione ipertrofica sul consenso informato oppure il richiamo allo spauracchio dell'eutanasia di cui il ddl non tratta). Allo stesso Convegno, l'ex sottosegretario Mantovano ha criticato il richiamo del ddl all'art. 13 della Costituzione ("la libertà personale è inviolabile") e si è preoccupato per il futuro dei sanitari.  Le nuove norme sarebbero uno spartiacque per la professione: i medici potranno  venire attaccati per le scelte di cura  e il diverso rapporto con il paziente indebolirà il libero esercizio professionale. Invece va ribadito che il richiamo è ineccepibile  dal momento che la gestione del proprio corpo non spetta a nessun altro con la scusa della di lui maggior preparazione tecnica sui meccanismi corporei. Non riconoscere  con artifizi vari che siffatta gestione tocca al cittadino interessato, significa restare ad una concezione passatista restia a considerare l'individuo l'elemento centrale della vita. Non esiste alcun spartiacque per la professione medica. Un medico è sempre stato un supporto forte per consentire di vivere la vita che ciascuno sceglie. Purché il paziente accetti la terapia. Al medico non spettano funzioni sostitutive della volontà del paziente, che, prive del consenso, sono inaccettabili  in una società libera da privilegi castali all'autorità di esperti.   Le corporazioni si sono dimostrate una via inadatta allo sviluppo civile, appunto perché la libertà concreta si sviluppa entro la vita diversificata e variabile della convivenza tra i cittadini individui, verificabile attraverso i risultati ottenuti. E l'impianto del ddl 2801, a parte dettagli limabili, nel complesso corrisponde bene  a queste esigenze di libertà.

Raffaello Morelli


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