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martedì 19 giugno 2018

LA SOCIETA' APERTA : LA BASE DALLA QUALE RIPARTIRE PER UNA VERA PRESENZA LIBERALE IN ITALIA

L'enorme spessore di questo documento politico, datato 1991, è totalmente integro , attuale e per certi versi avveniristico.
Base ideale per chiunque voglia ripartire con una vera esperienza liberale in Italia, della quale c'è estremo bisogno , senza prefissi,suffissi, trattini alti o bassi, presenze celate all'interno di scomodi contenitori.










 

mercoledì 28 febbraio 2018

Si può votare anche senza scegliere il simbolo. Valutare di votare solo all'uninominale : una proposta liberale per sentirsi meno vessati dall'obbrobrioso sistema elettorale


  Si può votare anche senza scegliere il simbolo valutando anche di votare solo all'uninominale. Far crescere il peso del cittadino nelle decisioni.      (Articolo pubblicato da IL TIRRENO di domenica 5 febbraio 2018, di Raffaello Morelli)      Il dibattito elettorale verte sullo scontro di promesse tra liste coalizzate o no, e magari sui giudizi circa la legge usata (165/2017). Non ci si chiede quale meccanismo abbia il cittadino per manifestare nel voto la sua distanza dalle proposte in gara nonché la sua volontà di scegliere lui stesso direttamente il rappresentante parlamentare. Invece è il tema di maggior rilievo civile.    Per due motivi. Uno è che la 165/2017, novità dal '48, non lega il voto allo scegliere un simbolo: nella parte uninominale della scheda, sia al Senato che alla Camera, spicca il nome del candidato e non c'è un simbolo di riferimento. Tant'è che il candidato accetta la candidatura senza far cenno alla lista per cui si candida e dunque non assume nIl dibattito elettorale verte sullo scontro di promesse tra liste coalizzate o no, e magari sui giudizi circa la legge usata (165/2017). Non ci si chiede quale meccanismo abbia il cittadino per manifestare nel voto la sua distanza dalle proposte in gara nonché la sua volontà di scegliere lui stesso direttamente il rappresentante parlamentare. Invece è il tema di maggior rilievo civile.      Per due motivi. Uno è che la 165/2017, novità dal '48, non lega il voto allo scegliere un simbolo: nella parte uninominale della scheda, sia al Senato che alla Camera, spicca il nome del candidato e non c'è un simbolo di riferimento. Tant'è che il candidato accetta la candidatura senza far cenno alla lista per cui si candida e dunque non assume nessun obbligo verso nessuno. Il secondo motivo è che nell'uninominale il seggio di quel collegio viene assegnato direttamente dai voti ricevuti.    I due motivi congiunti fan sì che all'uninominale il votare un candidato può derivare – nel caso l'elettore lo voglia – dalle caratteristiche dei candidati, dalla credibilità acquisita e dal loro appoggio in Parlamento ai temi preferiti dall'elettore. Non è prevista l'appartenenza ad un simbolo partitico né ad un gruppo parlamentare. Ciò si allinea all'art. 67 della Costituzione ("Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato"), che è il cuore del sistema rappresentativo, poiché si affida alle valutazioni critiche di ciascuno degli eletti e non agli ordini di corpi intermedi. Pertanto, l'esercitare il voto solo all'uninominale e non direttamente al plurinominale (specie se quel candidato non vi figura), è il comportamento più efficace dei cittadini per rimarcare la sovranità nel votare e auspicare leggi per renderla più praticabile.    Al riguardo si fanno due obiezioni. Che il voto nell'uninominale viene attribuito ai simboli a sostegno del candidato e che , quando ciò riguarda più liste, è favorita la lista più grossa cui spetta la quota più alta. Ambedue le obiezioni non toccano le ragioni per votare solo all'uninominale. La prima perché il meccanismo di legge non muta il fatto che il non votare un simbolo significa liberarsi per quanto possibile dalle promesse teoriche dei vari simboli. Votare solo il candidato preferito all'uninominale (più dell'annullare la scheda o votare bianco) mette al centro la libera sovranità del cittadino. Oltretutto, è indelebile l'aver votato solo all'uninominale. E dunque si avvia un percorso che da più peso ai cittadini. La seconda obiezione verte sulla preoccupazione, più che sul voto circoscritto, di sminuire la centralità dei simboli lista (come se la democrazia richiedesse corsie prefissate). Garantiscono il miglior esprimersi del cittadino, non i partitini satelliti bensì i confronti su idee e progetti di governo spinti da leggi pensate non per distribuire il potere ma per favorire la scelta degli indirizzi da attuare e da verificare. Cosa che la 165/2017 non fa e di cui il votare solo all'uninominale avvia la pratica.    Prepararsi al dopo 4 marzo, significa far crescere il peso del cittadino nelle decisioni. A cominciare da una nuova legge elettorale che, liberata dalle manipolazioni, renda praticabile un rapido ritorno al giudizio delle urne.    Il dibattito elettorale verte sullo scontro di promesse tra liste coalizzate o no, e magari sui giudizi circa la legge usata (165/2017). Non ci si chiede quale meccanismo abbia il cittadino per manifestare nel voto la sua distanza dalle proposte in gara nonché la sua volontà di scegliere lui stesso direttamente il rappresentante parlamentare. Invece è il tema di maggior rilievo civile.    Per due motivi. Uno è che la 165/2017, novità dal '48, non lega il voto allo scegliere un simbolo: nella parte uninominale della scheda, sia al Senato che alla Camera, spicca il nome del candidato e non c'è un simbolo di riferimento. Tant'è che il candidato accetta la candidatura senza far cenno alla lista per cui si candida e dunque non assume nessun obbligo verso nessuno. Il secondo motivo è che nell'uninominale il seggio di quel collegio viene assegnato direttamente dai voti ricevuti.    I due motivi congiunti fan sì che all'uninominale il votare un candidato può derivare – nel caso l'elettore lo voglia – dalle caratteristiche dei candidati, dalla credibilità acquisita e dal loro appoggio in Parlamento ai temi preferiti dall'elettore. Non è prevista l'appartenenza ad un simbolo partitico né ad un gruppo parlamentare. Ciò si allinea all'art. 67 della Costituzione ("Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato"), che è il cuore del sistema rappresentativo, poiché si affida alle valutazioni critiche di ciascuno degli eletti e non agli ordini di corpi intermedi. Pertanto, l'esercitare il voto solo all'uninominale e non direttamente al plurinominale (specie se quel candidato non vi figura), è il comportamento più efficace dei cittadini per rimarcare la sovranità nel votare e auspicare leggi per renderla più praticabile.    Al riguardo si fanno due obiezioni. Che il voto nell'uninominale viene attribuito ai simboli a sostegno del candidato e che , quando ciò riguarda più liste, è favorita la lista più grossa cui spetta la quota più alta. Ambedue le obiezioni non toccano le ragioni per votare solo all'uninominale. La prima perché il meccanismo di legge non muta il fatto che il non votare un simbolo significa liberarsi per quanto possibile dalle promesse teoriche dei vari simboli. Votare solo il candidato preferito all'uninominale (più dell'annullare la scheda o votare bianco) mette al centro la libera sovranità del cittadino. Oltretutto, è indelebile l'aver votato solo all'uninominale. E dunque si avvia un percorso che da più peso ai cittadini. La seconda obiezione verte sulla preoccupazione, più che sul voto circoscritto, di sminuire la centralità dei simboli lista (come se la democrazia richiedesse corsie prefissate). Garantiscono il miglior esprimersi del cittadino, non i partitini satelliti bensì i confronti su idee e progetti di governo spinti da leggi pensate non per distribuire il potere ma per favorire la scelta degli indirizzi da attuare e da verificare. Cosa che la 165/2017 non fa e di cui il votare solo all'uninominale avvia la pratica.    Prepararsi al dopo 4 marzo, significa far crescere il peso del cittadino nelle decisioni. A cominciare da una nuova legge elettorale che, liberata dalle manipolazioni, renda praticabile un rapido ritorno al giudizio delle urne.    essun obbligo verso nessuno. Il secondo motivo è che nell'uninominale il seggio di quel collegio viene assegnato direttamente dai voti ricevuti.    I due motivi congiunti fan sì che all'uninominale il votare un candidato può derivare – nel caso l'elettore lo voglia – dalle caratteristiche dei candidati, dalla credibilità acquisita e dal loro appoggio in Parlamento ai temi preferiti dall'elettore. Non è prevista l'appartenenza ad un simbolo partitico né ad un gruppo parlamentare. Ciò si allinea all'art. 67 della Costituzione ("Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato"), che è il cuore del sistema rappresentativo, poiché si affida alle valutazioni critiche di ciascuno degli eletti e non agli ordini di corpi intermedi. Pertanto, l'esercitare il voto solo all'uninominale e non direttamente al plurinominale (specie se quel candidato non vi figura), è il comportamento più efficace dei cittadini per rimarcare la sovranità nel votare e auspicare leggi per renderla più praticabile.    Al riguardo si fanno due obiezioni. Che il voto nell'uninominale viene attribuito ai simboli a sostegno del candidato e che , quando ciò riguarda più liste, è favorita la lista più grossa cui spetta la quota più alta. Ambedue le obiezioni non toccano le ragioni per votare solo all'uninominale. La prima perché il meccanismo di legge non muta il fatto che il non votare un simbolo significa liberarsi per quanto possibile dalle promesse teoriche dei vari simboli. Votare solo il candidato preferito all'uninominale (più dell'annullare la scheda o votare bianco) mette al centro la libera sovranità del cittadino. Oltretutto, è indelebile l'aver votato solo all'uninominale. E dunque si avvia un percorso che da più peso ai cittadini. La seconda obiezione verte sulla preoccupazione, più che sul voto circoscritto, di sminuire la centralità dei simboli lista (come se la democrazia richiedesse corsie prefissate). Garantiscono il miglior esprimersi del cittadino, non i partitini satelliti bensì i confronti su idee e progetti di governo spinti da leggi pensate non per distribuire il potere ma per favorire la scelta degli indirizzi da attuare e da verificare. Cosa che la 165/2017 non fa e di cui il votare solo all'uninominale avvia la pratica.    Prepararsi al dopo 4 marzo, significa far crescere il peso del cittadino nelle decisioni. A cominciare da una nuova legge elettorale che, liberata dalle manipolazioni, renda praticabile un rapido ritorno al giudizio delle urne.    Raffaello Morelli        

martedì 19 settembre 2017

Una corona per il XX settembre











Essendo  un periodo di lutto per la tragica alluvione della settimana scorsa, quest'anno celebriamo l'anniversario della presa di Porta Pia (il 147 esimo) depositando semplicemente, alle 12,00 di mercoledì , una corona sotto la lapide in piazza XX settembre a Livorno. Un atto per ricordare un evento del passato portatore di un'indicazione sempreverde per oggi e per domani. Allora si pose fine al potere temporale che non voleva riconoscere la laicità del Regno, oggi il potere temporale non esiste più ma continua ad esserci pervasivo il conformismo, in specie di certe interpretazioni religiose e ideologiche, che concepisce il cittadino come un suddito dei detentori del potere e che non vuole istituzioni laiche imperniate sul cittadino sovrano nella sua autonoma diversità. La laicità istituzionale è la massima garanzia del responsabile funzionamento della cosa pubblica nell'affrontare i problemi della vita quotidiana, strettamente connessi  alla manutenzione preventiva delle  condizioni  territoriali dei luoghi abitati. 

Circolo Modigliani, Circolo Einaudi, Livorno delle Diversità, UAAR

Mail priva di virus. www.avast.com

venerdì 15 settembre 2017

Una solidarietà civile non occasionale



La tragedia degli straripamenti e delle otto vittime dei giorni scorsi ha molto opportunamente indotto la Fondazione Livorno e la sua controllata per le Arti e la Cultura ad annullare l'edizione 2017 del Festival sull'Umorismo, destinando le relative somme, stanziate e non ancora spese, ad interventi a favore delle famiglie più bisognose colpite dal cataclisma. 

Come è ovvio, va molto apprezzato  questo aiuto nel nome della  concreta solidarietà civile, sotto la drammatica urgenza meteorologica. Crediamo peraltro che alla solidarietà civile non si debba ricorrere solo in simili contingenze. Occorre una solidarietà civile praticata di continuo per affrontare i problemi della vita quotidiana, che sono assai connessi – non separati – alle condizioni territoriali dei luoghi abitati. E' assurdo ritenere, come avvenuto fin qui, che il mantenimento della sicurezza ambientale non rientri nei normali vincoli, anche economici, cui destinare le risorse ordinarie dei bilanci annuali delle Istituzioni (e nella misura consigliata dall'esperienza storica e dai costanti monitoraggi sulle effettive condizioni delle strutture esistenti e di cui è prevedibile la pericolosa carenza). Questo tipo di solidarietà civile  si compenetra strettamente con l'aiuto ai disagiati ed opera per prevenirne l'estensione e l'aggravamento.

Pertanto il Circolo Einaudi auspica che la Fondazione Livorno – che è una  realtà cittadina molto importante in termini economici e che è già impegnata nel campo della solidarietà tradizionale – rifletta  sull'estenderla stabilmente a quella civile, riservando dal 2018 la cospicua somma annua destinata al Festival sull'Umorismo (circa 360 mila euro) ad impieghi che tocchino la città non tanto con l'effimero bensì con la concretezza  richiesta dalle condizioni strutturali, di reddito, di rapporti umani ed alle loro urgenti necessità operative a cominciare dai centri stabili di scambio culturale.


Circolo Luigi Einaudi, Livorno

lunedì 28 agosto 2017

Per un arredo laico nel Porto di Livorno

Esprimi  anche  TU   il  gradimento  sui  vari  progetti finalisti

votando nei luoghi livornesi ove i progetti sono esposti oppure votando on line sul sito di Livorno delle Diversità.

 

Sostieni  ancor più concretamente  il progetto   mediante  una  DONAZIONE.


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